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venerdì 1 dicembre 2017

Recensione 22: L'artista della morte, Michele Franco



"La malvagità è dentro di noi, ci accarezza, ci culla 
tra le sue lunghe e possenti braccia.
Nessun uomo ne è privo e la differenza 
consiste nella capacità di dominarla."


Nella recensione di oggi vi parlerò di "L'artista della morte", il nuovo thriller di Michele Franco (di cui ho già recensito K-35 qui).
Diamo uno sguardo alla trama.

Un feroce serial killer cattura due ragazze per volta e, dopo averle narcotizzate, ne uccide una, mentre costringe l'altra a guardare e la rilascia al termine del massacro. Perché fa così? Perché, poi, rischiare così tanto? Durante il corso delle indagini Giacomo Ranieri, un abile commissario, con l'aiuto di Elena Monni, testimone del primo delitto, viene a scoprire che l'assassino non considera quelle uccisioni degli omicidi, ma materia per completare la sua 'opera d'arte' ed i testimoni suoi critici. Inizia così una corsa contro il tempo per scoprire l'identità 'dell'artista della morte' e fermarlo, prima che concluda il suo 'capolavoro'.



Stavolta l'autore non ci propone un horror, bensì un thriller poliziesco di stampo classico che, in poco più di 100 pagine, riesce a mantenere l'attenzione del lettore dall'inizio alla fine. Gli ingredienti ci sono tutti: un killer spietato e cruento che sparge sangue innocente; un commissario determinato a fermarlo per sempre; un'indagine e una corsa contro il tempo, per evitare altri omicidi.
La storia comincia proprio con il ritrovamento di Elena, una delle "vittime" del killer, che però viene ritrovata viva, a differenza della ragazza con cui era sparita. Ranieri, infatti, comprende subito che il modus agendi dell'assassino è molto particolare, quasi narcisistico: una delle due ragazze rapite viene uccisa, l'altra è costretta a guardare e infine viene rilasciata viva. Ovviamente sarà cura di Ranieri, aiutato dalle testimoni oculari, scoprire chi è il killer e cosa lo porta ad agire in quel modo perverso prima che lasci dietro di sé una scia di sangue ancora maggiore.

I personaggi sono abbozzati; l'autore preferisce soffermarsi sulla narrazione degli eventi piuttosto che approfondire la storia e la psicologia dei protagonisti, e questo rende il ritmo della vicenda serrato e rapido. Come in K-35, anche qui alcuni passaggi potevano essere maggiormente approfonditi, ma rispetto all'opera precedente in questa ho trovato una maggiore scorrevolezza della narrazione grazie ai dialoghi, che spezzano il narrato dando profondità al testo. Talvolta l'autore si lascia andare a paragrafi soltanto narrativi contenenti discorsi indiretti che, personalmente, apprezzo meno di quelli dialogati.
ragionamenti fatti passo passo dai protagonisti aiutano a entrare nella narrazione, coinvolgendolo nel mistero dal primo ritrovamento fino alla soluzione del caso. Il lettore accompagna i protagonisti attraverso le indagini, vivendo le vicende che vedono agire da un lato l'assassino, dall'altro coloro che cercano di fermarlo a ogni costo.
La narrazione multi-pov fa in modo che molti personaggi si intreccino, rendendo intricata la narrazione, ma mai contorta. Lo stesso autore nel narrarci la storia da più punti di vista ci presenta diverse piste da percorrere, ingannandoci e illudendoci di aver compreso chi possa nascondersi dietro l'ombra del crudele assassino... ma non si scoprirà, se non alla fine, qual è quella giusta.

Scritto molto bene - ormai l'autore mi ha dimostrato di aver grande padronanza della lingua, tanto che è difficile trovare un refuso nelle sue opere -, "L'artista della morte" dimostra sicuramente un miglioramento nello stile di Michele Franco, segno che la direzione presa dalla sua produzione letteraria è in ascesa. È un libro che da amante del thriller ho letto con piacere. Consigliato a chi apprezza il genere e non teme scene cruente.

 ☆☆☆

Alla prossima!

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