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sabato 11 giugno 2016

Recensione 20: Urla nel silenzio, Angela Marsons



  Ciao amici! Dato che ultimamente sto leggendo molto e ho voglia di parlarvi di ciò che leggo, ogni tanto vi presenterò qualche opera non emergente. Quella che voglio recensire oggi per voi mi è stata gentilmente inviata a dicembre da Newton Compton Editori e l'ho letta un bel po' di tempo fa: Urla nel silenzio, di Angela Marsons.
Cinque persone si trovano intorno a una fossa. A turno, ognuna di loro è costretta a scavare per dare sepoltura a un cadavere.
Ma si tratta di una buca piccola: il corpo non è quello di un adulto. Una vita innocente è stata sacrificata per siglare un oscuro patto di sangue. E il segreto che lega i presenti è destinato a essere sepolto sotto terra. Anni dopo, la direttrice di una scuola viene brutalmente assassinata: è solo il primo di una serie di agghiaccianti delitti che terrorizzano la regione della Black Country, in Inghilterra. Il compito di seguire e fermare questa orribile scia di sangue viene affidato alla detective Kim Stone. Quando però nel corso delle indagini tornano alla luce anche i resti di un altro corpo sepolto molto tempo prima, Kim capisce che le radici del male vanno cercate nel passato e che per fermare il killer una volta per tutte dovrà confrontarsi con i propri demoni personali, che ha tenuto rinchiusi troppo a lungo…
  Quest'opera è il perfetto thriller poliziesco. Ne ha tutti gli ingredienti: c'è un mistero su cui indagare, e anche bello grosso. C'è un assassino senza scrupoli, che in nome di un antico patto non esita a eliminare tutti coloro che possano mettergli i bastoni tra le ruote. C'è poco tempo per sciogliere la matassa, e c'è una detective disposta a tutto pur di svelare le carte.
  Il mistero emerge pian piano nel corso della storia, creando un'atmosfera di estrema suspance; una cosa che ho particolarmente apprezzato sono stati i capitoli brevi che rendono il ritmo serrato e incalzante, tanto da tener incollati alle pagine.
  Ciò che ho apprezzato poco, invece, è stata la protagonista Kim Stone. A parte la sua feroce antipatia, è un personaggio che ho trovato altamente irritante, assieme al suo assistente Bryant che la segue di continuo e si rivolge a lei costantemente con l'appellativo "capo"... mi ha dato un po' l'impressione di un cagnolino fedele, più che di un poliziotto. Ma questo incide poco sulla storia, che comunque scorre veloce e pian piano ci aiuta a ricomporre il puzzle fino alla fine, in cui, come in ogni thriller poliziesco che si rispetti, abbiamo un finale che scotta, che coglie alla sprovvista e svela il mistero la cui soluzione, ovviamente, era più vicina di quanto si potesse credere. 
  Ne consiglio la lettura a chi ama il genere poliziesco "all'inglese" e a chi vuole iniziare a conoscerlo partendo da un'opera che ne abbia tutti gli ingredienti.

☆☆☆☆

Alla prossima recensione 

 

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