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mercoledì 1 luglio 2015

I nuovi talenti - Valerio Sericano [intervista di Doranna Conti]


Oggi Doranna Conti, autrice di "Se esprimi un desiderio" intervista per noi Valerio Sericano, collega per Lettere Animate ed autore de "Il Bosco di Nereiu". La parola a lei!

Valerio Sericano, Autore di Lettere Animate, ci apre le porte del Bosco di Nereiu, il suo romanzo d’esordio.
Ecco la mia personale recensione, dopo averlo letto tutto d’un fiato.

‘Un libro davvero piacevole da leggere, una storia interessante che ti prende dalla prima fino all'ultima pagina, facendoti entrare con naturalezza nel mondo e nelle atmosfere sapientemente create dall'autore, senza trascurare di offrire anche ottimi spunti di riflessione. Consiglio a tutti di leggerlo, considerato l'ottimo stile narrativo e l'originalità della storia.
Complimenti all'autore, l'ho divorato in circa due ore in cui mi sono persa con la fantasia nel Bosco di Nereiu..’

Ed ecco l’intervista.

Innanzi tutto, parlaci un po' di te. Chi è Valerio, e come ha cominciato a scrivere romanzi?

"Nella vita sono un tranquillo impiegato che ha sempre avuto molti interessi, ma mai molto duraturi. I miei hobby sono sempre stati molto volatili perché quando mi butto in una cosa lo faccio con tutto me stesso, salvo poi ritrovarmi presto svuotato di ogni energia, costretto a ricominciare con qualcos'altro. Forse ho avuto solo due punti fermi in questo mio vagabondare perenne, vale a dire la passione per la storia, che mi ha portato anche a frequentare l'Università in età adulta e una certa dose di grafomania, poiché ho sempre avuto la tendenza ad annotare ogni mia sensazione su quaderni o diari di fortuna. Tuttavia ho scoperto solo di recente di essere anche in grado di dare vita a storie abbastanza elaborate, da poter essere trasferite in romanzo. Quando l'ho capito non ho più smesso di scrivere."

Come ti è venuta in mente la storia? Da cosa hai tratto ispirazione?

"Essendo fondamentalmente legato alla letteraturafantastica, sono partito dall'idea che accanto al mondo reale esistano delle realtà parallele a noi sconosciute, che poi è il tema di fondo di ogni autore di fantasy o fantascienza. Dunque nel mio primo lavoro ho dato vita a una ninfa che da tempo immemore vive come guardiana di un determinato luogo. Mi è però piaciuto dipingerla come una donna semplice, calata nella realtà di tutti i giorni come qualsiasi eroina della quotidianità, benché per ragioni letterarie le abbia attribuito la facoltà di leggere nel pensiero, unica dote che la rende diversa dalle persone comuni, oltre al fatto di reincarnarsi in se stessa ad ogni morte rivivendo da capo la propria vita nelle diverse epoche della storia, un fatto che nel suo intimo lei percepisce tuttavia più alla stregua di una condanna che non come un dono divino."

Quando hai finito di scrivere il tuo libro, hai subito pensato di provare a pubblicarlo? E come hai scelto la C.E. Lettere Animate?

"Ho provato così tanta soddisfazionenell’essere riuscito a scrivere un romanzo tutto mio che ho subito mandato il manoscritto a tutti gli editori di cui trovavo l'indirizzo. Non tanto perché convinto di aver scritto un capolavoro, quanto per l'entusiasmo e la curiosità di vedere che cosa sarebbe successo.
Quando Lettere Animate mi ha proposto la pubblicazione gratuita, ma solo in formato eBook, sono rimasto un po' perplesso ma poi ho accettato. A distanza di soli sei mesi mi rendo conto di aver cambiato completamente la mia opinione circa il mercato editoriale, perché oggi considero il formato digitale il futuro stesso del libro. Pubblicare in cartaceo per fare poi fatica a vendere venti copie agli amici e ai parenti non ha alcun riscontro con la possibilità di far entrare il proprio romanzo in ogni tablet o pc del mondo. Il futuro è questo, anche se il libro di carta manterrà sempre il suo fascino magico."

Quanto ci hai messo del tuo carattere nella descrizione di quello del protagonista, Alvaro, il medico del piccolo paese di montagna?

"Essendo questo il mio primo romanzo, credo di averlo caratterizzato molto su me stesso, come si dice succeda a quasi tutti gli esordienti. Infatti ammetto che la personalità di Alvaro mi somiglia parecchio, soprattutto nei suoi difetti.... Però devo dire che alla fine lui è riuscito a fare delle cose che io purtroppo nella mia vita non farò mai, come per esempio l'aver scritto un trattato di storia riguardante scoperte archeologiche molto particolari, una cosa che lo ha fatto diventare famoso..."

Come hai scelto l'ambientazione del tuo romanzo, e quanto tempo hai impiegato per terminare di scriverlo?

"Coltrave è un luogo inventato, ma corrisponde al mio paese natio, situato nelle campagne del basso Piemonte. Da esso ho preso spunto per l'ambientazione, così come la metà degli anni settanta rappresenta per me un periodo particolare perché lo collego ai miei ricordi di bambino. Mi è piaciuto molto scrivere di quegli anni perché è stato un po' come fare un piccolo viaggio indietro nel tempo. Il romanzo l'ho scritto di getto, riuscendo a portarlo a termine nel breve volgere di poche settimane, pur scrivendo solo poche ore al giorno, praticamente di notte..."

C'è una parte del libro a cui sei legato particolarmente?

"Mi è piaciuto molto scrivere la parte riguardante l'incontro tra Alvaro e Licia a Trieste, anche perché ho inserito quell'episodio in un fatto storico realmente accaduto e quindi ho dovuto compiere una piccola ricerca per rimanere il più possibile fedele alla realtà di quella giornata così particolare. Oltremodo mi sento molto legato alla città di Trieste, avendole pure dedicato la mia tesi di laurea, ma se devo essere sincero non ne conosco il reale motivo di fondo. L'ho solo visitata due volte nella mia vita ma per me ha un significato quasi magico. Forse vi ho vissuto in una mia vita precedente...?"

A quali scrittori ti ispiri quando inizi una storia?

"Non mi ispiro a nessun autore in particolare, non lo dico in maniera presuntuosa ma con molta modestia. Ho letto un po' di tutto nella mia vita, ma purtroppo non abbastanza per ritenermi un grande conoscitore di letteratura...
Anche per questo motivo cerco di adottare un mio stile personale molto diretto e scevro di lirica, perché non essendo bravo nella prosa creativa cerco di scrivere cose lineari e privilegiare la costruzione della storia e i dialoghi tra i personaggi rispetto alle parti descrittive."


Hai mai pensato di scrivere un seguito del Bosco di Nereiu? E quali sono gli altri tuoi progetti futuri, se vuoi dircelo?

"Alla prima domanda rispondo subito di sì, perché il finale del romanzo lo consentirebbe, potendone ambientare il seguito nella Trieste degli anni '40 del XX secolo, anni difficili ma dal mio punto di vista ricchi di fascino storico. Forse un giorno potrei anche provarci. Per quanto riguarda i miei progetti futuri, siccome lo scrivere mi è diventato una specie di droga alla quale sento di non poter più rinunciare, sto completando il mio quarto romanzo e ne ho già in mente altri, sia pure appartenenti a generi diversi perché le cose ripetitive mi annoiano e mi piace sempre cercare i miei limiti estremi. In particolare, sto scrivendo una storia nella quale il personaggio protagonista è molto lontano da me e dalla mia personalità, così da mettere seriamente alla prova le mie reali capacità di espressione. "

Ultima domanda. Qual è il tuo sogno nel cassetto? E se potessi esprimere un desiderio, quale sarebbe?

"Dire che vorrei diventare un autore famoso forse è troppo banale, ma credo sia un po' il sogno più o meno segreto di tutti gli autori esordienti come me. Del resto, sognare non costa nulla e ci rende liberi, dunque perché non farlo? Quanto all'esprimere un desiderio, mi viene subito in mente un romanzo che ho letto da poco nel quale era presente una scena romantica in cima all'Empire State Building di New York. Ecco, direi che mi piacerebbe proprio visitare New York e magari vivere una situazione particolare come quella descritta in quel romanzo, anche perché non ho mai visitato l’America e mi piacerebbe molto farlo."

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