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domenica 28 giugno 2015

Estratto: Prima che sia buio, Marilena Tealdi

Titolo: Prima che sia buio
Autore: Marilena Tealdi
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“(…) Avevo suonato il campanello, ma nessuno rispose. Eppure Renata aveva detto che Matthew era rientrato! Ed era stata dura convincerla a farmi passare senza avvertirlo, quindi non mi sarei mossa finché non gli parlavo. Suonai una seconda volta. Forse era in dolce compagnia? Il visitatore suonò una seconda volta. Che palle! Se era Silvia non la volevo vedere, idem se era la cricca del poker. Non ero dell’umore giusto per giocare, avrei perso anche l’appartamento. Ma se erano loro mi incazzavo: si ricordavano di me solo quando era ora di fare la spesa o era l’ora di buttare qualche soldino sul tavolo verde. Il misterioso rompipalle non accennava ad andarsene: aveva suonato una terza volta. Ma chi è ‘sta rottura? Un creditore? Solo chi vuole dei soldi insiste così. Suonai il campanello una terza volta. Finalmente la porta si aprì. Matthew era bellissimo. Vestito di nero, gli occhi azzurri come pezzetti di cielo. E tristi. Quando mi vide prese un’espressione stupita. Parlai per prima: 
− Ciao, Matthew. Sono passata perché ho il bisogno di chiederti scusa, non avevo diritto a trattarti in quel modo, non è da me. Tu non meriti quelle parole, ho esagerato. Scusami davvero. 
Temevo mi dicesse d’andarmene. Di sparire e non farmi più vedere. Ma restò muto. Adesso mi manda via.
− Vuoi entrare? Sono da solo. – disse invece. Si scostò dalla soglia. − Accomodati, levati il cappotto. L’appartamento era vuoto e silenzioso, in penombra; c’era un’atmosfera molto intima. − Mi fa piacere che tu sia passata, Emma. E sono io quello che deve scusarsi, non tu. 
− Mi sono comportata da stupida. 
− No, io sono stato uno stupido. Io ti ho voluto ferire e umiliare, tu ti sei solo difesa. Non ho dei veri amici, hai ragione. Le persone non mi sono amiche per la mia simpatia, e quelli che mi stanno vicino soffrono. Emma, non devi sobbarcarti le mie pene. Non valgo niente e tutto quello che hai detto è vero. 
− No, invece. Mi hai fatto arrabbiare, mi hai umiliata ma poi sei venuto a chiedermi scusa davanti a tutta la scuola. Non so quanti l’avrebbero fatto. 
Matthew mi prese il viso fra le mani, ci guardammo negli occhi. Se non poteva essere mio per sempre, che almeno fossimo amici. Amici per la vita. (…)”

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