Ciò che dovresti leggere

Ciao, lettori!

Il mio nome è Giovanna, ho vent'anni e studio Biotecnologie per la Salute alla Federico II di Napoli. Benvenuti nel mio salotto, mettetevi comodi!
Sfogliate le pagine di questo blog, lasciatevi rapire e sostenete il talento emergente: c'è un intero mondo che vi aspetta.

lunedì 29 giugno 2015

Estratto: La Grazia dell'acqua, Rossella Padovano

Titolo: la Grazia dell'acqua
Autore: Rossella Padovano
Link d'acquisto: Amazon, Bookrepublic

" Anno 4448

Il mondo in cui viviamo è scomparso duemila anni fa.
Della tecnologia moderna non vi è più traccia e l'epoca attuale ha lasciato ben poco, residui di lingue e rari documenti, tutto il resto è andato distrutto.
L'essere umano non si è estinto e talvolta presenta speciali mutazioni genetiche.
Vive in un futuro che abbiamo immaginato diversamente, più vicino all'epoca medioevale, dove sopravvivono indenni i pregiudizi legati alla diversità di razza, di religione, di usanze e la guerra si combatte con le spade.

1

Soφια* inguaina la spada e lancia un'occhiata carica di disprezzo e soddisfazione allo stupido ragazzo che ha avuto la malsana idea di utilizzare l'appellativo sbagliato.
"Non ringraziare i tuoi dei, stolto villano, ma la pigrizia che oggi affligge la mia mano. – Gli dice, dopo avergli sottratto l'arma. – Il tuo ferro lo prendo io, ho vinto e mi spetta di diritto."
Gli si avvicina lentamente, lo scruta con grande attenzione.
"È per imprimere la tua faccia nella mia memoria. Nel caso dovessimo incontrarci una seconda volta. Non si sa mai..."
Il ragazzo è scosso da un tremore che gli fa battere i denti, non ha mai fronteggiato tale talento, ancora gli par di sentire lo stridore dei ferri, la sconosciuta si è battuta splendidamente e senza agitarsi più di tanto, attaccava di rado e si limitava a parare i colpi che lui infliggeva con ardore e foga, lo studiava e sorrideva. E più lui vedeva quel sorriso impertinente incresparle le labbra più partiva all'attacco.
Ti ammazzerò, ninfetta maledetta, sei già cibo per vermi, le aveva ringhiato.
Lei non aveva replicato, continuava a stare ferma, lo sguardo lampeggiava divertito, come se lo schernisse, la spada sempre vigile sembrava facesse da sola il suo dovere, ribattendo i colpi che lui ansimando e sudando, tentava di condurre a buon fine.
Io sono di Ardesia, pensava. Nulla può battermi, tantomeno una mastica-erba.
Si era lanciato in avanti, non per incoscienza, ma perché aveva visto un varco, poteva affondare e allora vai, si era detto.
Aveva steso il braccio, postura perfetta, la forza era quella giusta, lo slancio pure, eppure il ferro non aveva trovato la carne di quella cagna, ma un fendente ben assestato.
Il ragazzo aveva visto la sua spada eseguire uno, due, tre volteggi in aria, un'acrobazia degna del migliore dei circhi, prima di sentire la punta impietosa dell'arma sul petto.
"No... – Aveva detto lei. – Non ti ammazzo, non temere." Ma il modo che aveva di guardare e di sorridere nello stesso tempo, e il tono compassato non promettevano niente di buono e la punta della sua spada era sempre lì, puntata contro il suo cuore. E prima che potesse accorgersene era stato scaraventato sull'erba.
"Non ti trafiggerò, sarebbe troppo, ma uno spintone lo potrai tollerare." Gli aveva detto ridendo e guardandolo dall'alto in giù.
Mai ha provato umiliazione più feroce, pensa il ragazzo afflitto.
"Ti senti frustrato, vero? – Gli chiede. – Passerà vedrai. La prossima volta, cerca di capire chi hai di fronte prima di batterti, se capisci di non avere alcuna possibilità non cimentarti."
a per andarsene, quando il ragazzo sembra aver ritrovato la voce e la baldanza.
"Me ne renderete ragione! – Le grida rimettendosi in piedi. – Io sono un nobile e i principi del mio regno cercheranno giustizia!"
Soφια monta in sella, annuisce senza scomporsi.
"Ash. È il mio nome, di pure loro di cercarmi." Dice prima di lanciare il cavallo.

Un altro duello, pensa, l'ennesimo. L'odio non si estingue mai, venissero pure a cercarmi i Thornstorm di Ardesia, io non temo nulla e nessuno.
Sono Soφια di Llevellin, Principessa di Rosemund, erede al trono.
Sono una Rosensin, nel mio sangue scorrono uniti il ferro con cui si forgiano le spade e le parole dei tanti libri che ho amato.
E come tutti i Rosensin la nostra fama ci precede, nel bene e nel male, e dicerie che ci riguardano abbondano come le ortiche nei campi incolti.
Pettegolezzi che feriscono, a cui solo il ferro può replicare.

Il cavallo corre veloce, sembra fendere il mondo senza toccare terra, come manovrato da fili invisibili. È sempre così dopo un duello, deve lanciarsi contro il vento che le schiaffeggia il viso, mentre i capelli ribelli si liberano dal nastro e si tessono tra loro in intrecci stravaganti.
Quante calunnie girano sul loro conto? Se si accinge a pensare non riesce a contarle, né a ricordarle tutte. La prima che le viene in mente le strappa un sorriso.
Gli uomini di Rosemund vengono tacciati di omosessualità solo perché sono dotati di un fisico sottile, hanno visi candidi dai lineamenti delicati che sono un piacere a vedersi, spendono ore discutendo di arte e letteratura, ed è un piacere ascoltarli, dedicano speciale attenzione al loro aspetto, al modo di abbigliarsi, prediligendo abiti dai colori accesi e gioielli, ma chiunque abbia mai provato a incrociare la spada con uno di loro ha sempre avuto molto da raccontare, oppure non ha potuto.
E le donne vengono chiamate «ninfette», in senso ironico e dispregiativo, cosa che ha fatto lo sciocco che lei ha appena battuto.
Ninfette.
Il suo viso assume un'espressione corrucciata, vorrebbe quasi tornare a riacciuffarlo e finirlo.
Si domanda se ad Ardesia siano a conoscenza del significato del termine «ninfa».
Abitatrici delle fonti, dei fiumi, dei laghi e dei monti, divinità minori di rara bellezza e grazia, ispiratrici di musica e poesia.
Mitologia antica e dimenticata.
Ninfetta è un termine dispregiativo, come a voler sottolineare che si atteggiano come divinità ma sono dee minori oltre a essere Rosensin.
Ardesia, regno di arroganti bifolchi. Assume un'aria truce, come chi sta per mettere a fuoco un bersaglio, l'attimo prima di colpirlo.
L'insolenza forgiata nell'oro che estraggono dalle loro miniere. Preziose miniere una cui fetta sono riusciti a soffiargli abilmente, molti anni fa.
Hanno provato a riprendersi ciò che reputano sia di loro proprietà, ci hanno provato e i Rosensin, tenaci e valorosi per più di un anno a rintuzzare, e Ardesia ha fallito nel suo intento.
Prova un'intensa soddisfazione ogniqualvolta ci ripensa.
Presa dall'entusiasmo sprona il cavallo. Ama la velocità, la fa sentire invincibile. Le guance cominciano ad adornarsi di rosso per l'impeto con cui sobbalza dalla sella.
Tregua, l'hanno chiamata.
Ancora si piangono i morti dopo trenta anni.
Mentre Re Sigmund si proclama uomo di pace, pensa con ripugnanza. Non vi è pace, perché se così fosse, nessuno tra Rosensin e Ardesiani impugnerebbe il ferro come fosse una tradizione. E se vi fosse pace non avrebbe senso il divieto di oltrepassare il confine tra i due regni.
"No. – Conclude ad alta voce, come per dar maggior vigore alle sue considerazioni. – Non conosciamo nemmeno il significato della parola pace, nessuno la desidera, noi non ci tolleriamo e vogliamo continuare a sbranarci come fanno i porci tra loro quando hanno fame!"
Sbranarsi. È uno dei motivi che spinge entrambi i popoli a riversarsi quando possono nella terra di mezzo, una lingua tra i due regni, dove tutto è possibile, ci si può battere e ammazzare nel modo che più si ritiene opportuno. Poco importa che il Re di Ardesia abbia proibito ai suoi i duelli anche lì.
Andare alla Locanda del Bue è di gran lunga più invitante se c'è la possibilità di ammazzare o ferire un Ardesiano, questo determina la scelta, a Rosemund non mancano le osterie, così come ad Ardesia.
Ardesia, regno di incivili, mangiatori di carne morta.
I Rosensin invece si cibano solo ed esclusivamente di vegetali e frutta, e godono degli appellativi di mangia-semi, mangia-erba e mangia-bacche.
Gli Ardesiani non perdono occasione per schernirli, sono abili in questo intento.
E siamo abili noi, le ingiurie gliele facciamo ingoiare regolarmente una dopo l'altra a colpi di spada, conclude accigliata.
I Rosensin hanno subito troppe angherie e soprusi nei secoli passati a causa della loro debolezza, ma l'hanno trasformata in forza.
Progredire per non soccombere è la regola, perché nel mondo non vi è pietà.
Ogni bambino di Rosemund è costretto a duri allenamenti per temprare il fisico, fortificarlo e sviluppare l'aggressività, maschi e femmine, nessuno escluso.
Soφια ha avuto poco tempo da dedicare ai giochi.
Ha trascorso l'infanzia a tendere la corda di un arco, a incoccare e dopo, finalmente, a scoccare. E quando per la prima volta ha visto la freccia volare dritta e veloce fino a trafiggere il bersaglio, viaggiando nell'aria come una saetta, ha festeggiato per settimane.
È stata iniziata alla scherma, a terra e sulla trave di equilibrio.
A volte teme di avere ancora i lividi a causa dei rovinosi capitomboli.
Si cade ma non ci si lamenta, intimava l'istruttore spietato, e in silenzio si sale sulla trave, ancora e ancora.
Fortunatamente anche l'arte, la scrittura, la lettura, la medicina e la pittura, hanno la loro importanza a Rosemund.
L'unico momento in cui si può star seduti, dice sempre Soφια alle sue amiche.
Sono stati scherniti per secoli, ora sono i nemici a temerli, sono astuti e intelligenti e queste doti talvolta prevalgono da sole sulla forza degli avversari.
Grazia e forza, intelletto e prestanza, rendono il popolo di Rosemund ancora più affascinante, ogni Rosensin ne è consapevole e Soφια più di chiunque altro.
Poco ci importa se lo spregio nei nostri confronti persiste nel giudizio comune, ripete spesso, è una forma di difesa verso qualcosa che si stenta a comprendere o a raggiungere. Io dico che il disprezzo è la via più facile, ammettere di essere inadeguati la più difficile.
Ma è consapevole che vengono disprezzati anche per altri motivi, i loro occhi sono singolari, le pupille si dilatano a dismisura se sono emozionati, o se hanno paura e questo è un limite (o un vezzo felino). Così come l'incapacità di mentire, un Rosensin tende sempre a dire la verità, un altro limite.
Per non parlare poi dell'incapacità di nuotare, i Rosensin potrebbero morire annegati nel giro di pochi minuti, ma chissà, hanno fatto dell'evoluzione una ragione di vita, prima o poi qualcuno di loro scoprirà il segreto degli armonici movimenti che hanno il potere di far rimanere a galla. Nuotare. Librarsi nell'acqua, come un uccello nell'aria. Disegnare cerchi con le braccia e il miracolo avviene, non si va a fondo. Se solo potesse riuscirci...
Scuote il capo come per scacciare quei pensieri che alimentano solo l'insicurezza, un guizzo malizioso brilla negli occhi.
Ci trovano belle, pensa compiaciuta, ad Ardesia gli uomini ci disprezzano perché non possono averci, indugiano troppo a lungo con lo sguardo e il desiderio di sfida non è l'unico che leggo nei loro occhi. Questo è estremamente divertente.
Perché le donne sono tutte soldati abili e amano gli abiti di foggia maschile, ma non si priverebbero mai di tutti quei vezzi che appartengono al mondo femminile, adorano agghindarsi con fiori, pizzi, merletti, sete colorate e gioielli sottili.
Spade e seduzione sono armi ugualmente affilate.
Assorta, come se un'altra persona avesse le redini in pugno, si ritrova a est, quasi al confine.
Il pomeriggio merita di essere vissuto, ha disarmato il suo nemico, lo ha risparmiato, la fine dell'inverno è ormai vicina, l'aria è tiepida ma il sole non è troppo forte, il suo incarnato candido non rischia di scurirsi.
Le palpebre si abbassano sul verde degli occhi che scrutano intorno. È indecisa sulla direzione da prendere.
Sintia la starà già cercando, pensa.
Stasera si va alla Locanda del Bue, magari incontra il ragazzetto che ha appena battuto, oppure i Thornstorm e i loro tirapiedi che di sicuro non perderanno l'occasione e la sfideranno. Ma lei potrà contare sulle sue amiche, Sintia non ha paura di nulla ed è forte come un uomo, la tecnica di Segin è spettacolare e i suoi lunghi capelli rossi hanno il potere di distrarre l'avversario, Floria unisce alla sua abilità di spadaccino una cattiveria senza fine e può staccare un orecchio all'avversario con i denti, se questo si fa sotto, cosa già accaduta.
Se solo lo zio lo sapesse, pensa. Lo zio, Kalfeld di Llevellin, Reggente di Rosemund potrebbe punirla severamente. Potrebbe. Ma la adora, e questo è un punto a suo vantaggio. In realtà non è la punizione che teme, ma la paternale che sarebbe costretta a sorbire.
Immagina già le parole: sei l'erede al trono, oltre al simbolo del nostro esercito, e devi dare l'esempio. Se la Principessa di Rosemund duella con chiunque appartenga ad Ardesia, ogni Rosensin si sentirà autorizzato a fare lo stesso.
Non a caso gira sotto falso nome.
Non a caso disdegna le cerimonie ufficiali in cui deve mostrarsi al popolo o altrimenti indossa un ampio feltro piumato, che le nasconde il viso.
Sospira, un po' insofferente.
A volte la corona è più un peso che un premio.
Se solo il suo adorato fratello tornasse, sarebbe lui a essere incoronato e lei sarebbe libera di andarsene in giro a far quello che più le pare, senza alcun rimorso.
Le manca il suo gemello, scomparso molti anni fa.
Ricorda la corte in subbuglio e il viso affranto dello zio.
Il furto dei gioielli confutava la teoria del rapimento e dava fondamento all'idea della fuga.
Il suo nome e l'aggettivo reietto furono uniti per sempre, fu un matrimonio indissolubile, e confermava la pessima reputazione di cui già il bambino godeva.
Violento. Punisce i servi a colpi di frusta e sembra dargli soddisfazione.
Reietto e violento, ma non per Soφια.
Non aveva esternato il suo dolore per la sua scomparsa, aveva deciso di celebrarlo da sola, in silenzio. Una lunga commemorazione privata, come privato era il rapporto che li legava.
Fratelli. Gemelli. Fidanzati. Un solo corpo e una sola anima divisi, a cercarsi continuamente, come il fiume cerca il suo mare. Baci e promesse di non separarsi mai. Poi la scomparsa senza neanche un saluto, o almeno un piccolo, impercettibile segno.
Sente il disappunto crescere in lei ogni volta che ci ripensa.
Perché l'aveva abbandonata quando le diceva di amarla? Poteva esserci un motivo, ma la sua mente non è abbastanza fervida da immaginare presupposti.
Lui l'ha lasciata da sola. Lui l'ha tradita.
Sprona il cavallo alla volta di Rosemund.
Stasera si va alla Locanda del Bue.

* Sofia


2

"Hanno aggredito uno dei nostri." Esordisce Laran, irrompendo nel laboratorio di suo fratello.
Il giovane si limita a puntare su di lui uno sguardo che sembra di acqua e a inarcare un sopracciglio.
"E allora?" Fa in tono neutro.
"Bisogna fare giustizia!" Esclama Laran, infervorandosi.
"È morto?" Chiede l'altro, mentre continua ad allineare con cura su un lato del tavolo delle provette.
"Diamine, no."
"E allora non è il caso che ce ne occupiamo. – Replica con estrema calma. – Chi è stato coinvolto?"
"Il figlio del nobile Lorcan. E Ash, la ninfetta carina."
"Sono tutte carine le ninfette, Laran."
Il ragazzo sorride e annuisce, approvando il commento. Suo fratello minore, Evan, ne capisce di belle donne ed è quello che a corte ne ha più di tutti, anche di lui che come erede al trono dovrebbe godere di maggior considerazione. Ma Evan deve avere qualche dote speciale, perché tutte prima o poi cedono al suo fascino. Anche quelle sposate. Sarà perché declama versi e racconta loro tutte quelle storie sulle stelle e sul cosmo, e le donne quando iniziano a osservare il cielo sprofondano tutte nel romanticismo più sciocco, e lì, il fratello scaltro sferra il primo colpo.
Il resto si può facilmente immaginare. Riceve più Evan di Thornstorm nei suoi appartamenti che Re Sigmund, loro padre, nella Sala delle Udienze.
"Tutte carine e attaccabrighe." Conclude l'erede al trono.
Evan dal canto suo non vede il motivo di tanto subbuglio. Rosensin e Ardesiani non hanno mai avuto rapporti se non utilizzando improperi e spade.
"I duelli nostro padre li ha proibiti, Laran. – Gli ricorda il ragazzo senza accalorarsi troppo. – Dovresti ricordartene."
"Senti che parla. Non eri tu l'altro giorno che stavi per infilzare i due mangia-semi al confine? Se non ti avessi fermato li avresti fatti a pezzi."
Evan se ne ricorda sin troppo bene.
Provocare con le parole è il primo passo.
Minacciare è il secondo e porta dritto al ferro.
Il resto viene da sé. Inevitabile, come se fosse un'attitudine a danzare o a leggere. Una passione che ogni Ardesiano degno di quel nome non riesce a dominare. Anche lui. Lui che nascondendo la sua noncuranza, schermisce per dovere, perché si confà a un principe e non condivide la stessa ardente inclinazione di Laran verso le armi.
Lui preferisce di gran lunga la letteratura e la poesia, e dilettarsi negli studi di astronomia, botanica e chimica. La sintesi degli estratti dalle piante, che composti tra loro danno vita a sostanze nuove, lo affascina più delle complicate strategie di guerra, e la luce di una stella lo entusiasma più della luce riflessa dalla lama di una spada.
Pur essendo legato da un profondo affetto al fratello maggiore riconosce di aver ben poco in comune con lui.
Laran trascorrerebbe la sua vita in Sala d'Armi, e pensa solo a futili e sciocchi divertimenti, teme e anela il giorno in cui salirà al trono.
La fine della giovinezza, dell'essere spensierati, ma anche il ricevere il dono che gli spetta di diritto: la corona. Lui sarà il Re di Ardesia, uno stato florido e dimostrerà il suo talento. Sarà un re giusto e suo padre sarà orgoglioso di lui. Compiacere Sigmund è una delle aspirazioni di Laran, invece Evan non se ne cura affatto.
Diversi. Fisicamente e nelle attitudini. Solo l'odio verso Rosemund li accomuna, e le aggressioni nei confronti dei rivali. Eppure l'aggressività non è una sua peculiarità, si ripromette ogni volta di comportarsi diversamente, ma la razionalità e la legge non lo aiutano quando poca distanza e il ferro lo separano da un Rosensin. Sente già il sangue ribollire, come lava pronta a scorrere fluida per bruciare tutto ciò che incontra sul suo percorso, quando ripensa all'altro giorno. La sua mano frenata dal fratello, il suo intervento non ha fatto di lui un assassino. Si rischiano pene severe ad Ardesia. È la legge di suo padre, che lui, come tutti è tenuto a rispettare, pur essendo il secondogenito dei Thornstorm, il fiore all'occhiello di Inger, sua madre. Il ragazzo calmo, prudente e riflessivo che lei tanto ama perché riconosce in lui il riflesso di sé stessa. È vero in parte ciò che vede. Il resto è ben diverso. Celare. Una delle sue doti. La discrezione è una qualità imprescindibile. Quando duella infrange la legge in maniera silenziosa, e lo è altrettanto quando tesse le trame delle sue innumerevoli relazioni amorose. Discrezione. Solo così le donne si fidano. Ma non è quello il suo intento, lui è riservato per natura, non ostenta nulla, gli basta la consapevolezza personale. Il resto è un diversivo di cui lui non ha bisogno.


3

"Ti sbrighi?! È un secolo che ti aspettiamo!" Urla Sintia, il capo reclinato all'indietro, il naso in su puntato verso gli archi che abbracciano la finestra.
"Non sbraitare come fossi posseduta! – Le intima Segin. – O sarà la governante a scendere e a dartele di santa ragione!"
Appare una donna minuta, pelle e ossa, i segni dell'insofferenza impressi intorno ai suoi occhi. Spalanca le imposte della finestra con un gesto secco, si sporge sbuffando: tre fanciulle, sempre loro, in compagnia di quattro cavalli sellati. Trasforma in cenere con uno sguardo la loro esaltazione.
"Previsione esatta... – Aggiunge Floria. – Buongiorno Torrens!" Saluta con entusiasmo, per mitigare una reazione che conosce bene. La governante è sempre ruvida nei modi quando Sοφια deve lasciare il Palazzo e sa che non riuscirà a impedirglielo.
"Rivolgetevi come si conviene! Lady Torrens! – Precisa la governante. – E poi che modi sono questi di urlare come delle invasate a una Principessa di sangue reale!? E sotto il Palazzo poi! Vergogna! Comunque aspettate invano, lei non verrà."
Nello stesso istante Sοφια esce dal portone, una figura sottile vestita di verde scuro, alla cinta batte un fodero di cuoio ricamato con disegni floreali rossi e verdi che custodisce e protegge una spada, come a voler ingentilire un oggetto inventato per dare la morte.
Riceve l'approvazione dalle amiche che non perdono occasione per prenderla in giro.
"Vai a un ballo, bellezza?" Fa Segin, suscitando l'ovazione delle altre.
"Andremo a un ballo! – Esclama Sοφια. – Ma non oggi."
"Che ballo?" Fa Floria incuriosita.
"Non vi dirò nulla per ora." Taglia corto la ragazza. Il segreto si trasformerà in una sorpresa piacevole a breve e allieterà le sue amiche.
"Piuttosto, dove andiamo?" Chiede Sintia, la quale è poco interessata agli eventi mondani, pur non perdendosene alcuno.
"Superiamo il confine e andiamo a sfottere i nani al di là del fiume! – Propone Sοφια. – Magari raccogliamo anche qualche frutto. E la Teporosa Libellis* che cresce da quelle parti è superba. Non capisco come una terra così florida sia abitata da tali selvaggi senza ombra di giudizio!"
Tutte accettano all'unanimità.
E prima che la governante possa fare qualsiasi tentativo per trattenere la Principessa di cui è responsabile, le quattro ragazze, spronati i cavalli al galoppo, diventano piccoli punti lontani, fino a dissolversi nell'aria velata di bianco della mattina.
Hanno superato da poco il confine, quando Segin richiama l'attenzione delle altre indicando sei personaggi a cavallo che sembrano complottare tra loro.
"Guardate chi ha avuto la stessa idea." Dice.
Di fronte i due principi di Ardesia, Laran ed Evan di Thornstorm, insieme a quattro dei loro abituali accompagnatori.
Ci sarà da fare baruffa come al solito, pensa Sοφια.
Affatto dispiaciuta all'idea, si avvicina.
"Buongiorno signori." Saluta, ostentando una gentilezza esagerata.
"Cosa vi porta qui, signorine?" Chiede Evan, sillabando l'ultima parola. Si atteggiano a soldati a non sono altro che esili fanciulle.
"Non credo siano affari che vi riguardino." Risponde Sοφια fissandolo con divertito disprezzo. Condisce il tutto mimando una piccola riverenza,
poi rivolge alle sue amiche un cenno che solo loro sono in grado di interpretare.
Il linguaggio segreto che le rende unite, come un piccolo esercito.
"Buona idea." Sussurra Floria. Sprona il cavallo, imitata subito dalle altre.
"Inutile perder tempo qui!" Aggiunge Sintia, fissandoli uno dopo l'altro con aria mista a sfida e sufficienza.
"Che modi villani, Lady Ash, non è educato rispondere così, anzi, direi che è una vera scortesia. D'altronde siete voi che avete iniziato la conversazione..." Provoca Evan.
Sophia trattiene l'animale.
Il bifolco sa chi sono, pensa.
"Scortesia? Non mi risulta di essere stata scortese. Di solito così come comincio una conversazione, così la tronco a mio piacere. E mi guarderei bene dall'intrattenermi a lungo con tipi come voi e il perché lo si può immaginare facilmente."
Sono più che degne di una stoccata ben assestata, nessuna esclusa, pensano i cavalieri di Ardesia, anche se con quei corpi e quei visetti starebbero meglio in un salotto a fare conversazione e sgranocchiare dolcetti, oppure altrove, a rendere le notti un po' più movimentate.
"Se è dall'altra parte che dovete andare, sappiate che sarà arduo. – Dice Laran. – Hanno reciso il ponte e se pensate di guadare il fiume, beh... – Fa una pausa spostando la sua attenzione dalle ragazze ai cavalli che queste montano. – È risaputo che non avete un rapporto felice con l'acqua e dubito che i vostri ronzini ce la possano fare." Conclude con un sorriso di scherno.
Nell'udire la parola «ronzini» si fermano e si avvicinano all'unisono, esternando intenzioni tutt'altro che pacifiche.
"Avete detto: «ronzini»?" Chiede Segin, guardandoli dall'alto in basso.
"Sì, mi pare di avere udito la stessa cosa." Risponde Sintia.
"Anche a me." aggiunge Floria.
Sοφια, sempre in sella, si frappone fra i due gruppi e si rivolge alle sue amiche.
"Non cedete alle provocazioni di questo bifolco, abbiamo altri piani per oggi. Non perderò un minuto di più ad ascoltare stupidaggini. E per quanto riguarda voi, Lord Laran..."
"Principe Laran" Sottolinea Lord Ael, il cavaliere più giovane.
Un vago sorriso aleggia sulle labbra di Sοφια, rivolgendogli un'occhiata carica di disprezzo.
"Sarà il vostro principe, signore. Di certo non il mio, dal momento che appartengo fortunatamente a un altro regno, quello illuminato di Rosemund. E per quanto riguarda voi, Lord Laran. – Continua. – Non abbiamo bisogno di guadare il fiume, perché conosciamo altre strade e inoltre solo uno di quelli che voi chiamate «ronzini» vale più di tutti i cavalli che montate. E con questo, vi auguro una piacevole giornata."
Fanno per ripartire quando Evan ribatte:
"Avete offeso mio fratello, signora, me ne renderete ragione!"
"Perché siete geloso? Volete che offenda anche voi?" Chiede Sοφια, che comincia a divertirsi.
"Non scherzate. – Minaccia Evan. – O vi farò ingoiare col ferro le vostre parole."
"Lascia perdere. – Dice Laran. – Sarebbe troppo facile, la disarmi in pochi secondi."
Sοφια si fa seria, socchiude gli occhi sullo sguardo affilato, i muscoli della mascella si tendono.
Scandisce le parole, con freddezza e a bassa voce, pronuncia la sua promessa:
"Invece io in pochi secondi ti infilzo, piccolo principe di Ardesia."
"Ora calma, miei Principi. – Cerca di mediare Lord Arnaud, il più adulto tra i sei. - Siete pari, Voi avete dato del ronzino ai loro cavalli e Lady Ash ha reagito chiamandovi bifolco, il che sappiamo tutti, che non è vero."
"Ronzino e bifolco non sono la stessa cosa." Sottolinea Evan.
"Ma non è il caso di continuare. – Prosegue il cavaliere. – Vostro padre ha proibito i duelli! E con tutto il rispetto sarebbe una lotta impari, le signore sono numericamente inferiori e non sarebbe leale."
"Lasciale perdere, sono solo delle ragazzine. Sii superiore. – Sussurra Laran al fratello senza essere udito dal resto del gruppo. – E la legge di nostro padre vale anche per noi." Poi si rivolge a Sοφια.
"Chiedo scusa ai vostri cavalli per averli chiamati ronzini." E si protende in un inchino.
Capelli chiari, che il vento si diverte a lambire, sguardo profondo, gli stessi toni del mare. La mascella volitiva che acuisce l'aria piacevolmente baldanzosa che assume ogniqualvolta apre bocca. E' molto bello, tutte le presenti lo notano.
Sintia da una leggera gomitata a Sοφια, la quale è ancora concentrata a fissare in cagnesco Evan.
"Ehi. – Fa. – Ti ha chiesto scusa, ora tocca a te."
Ash parla a malincuore e in modo sbrigativo.
"Chiedo scusa a voi. Andiamo ragazze." E gli voltano le spalle prima che abbia terminato la frase.
"Prima o poi lo accoppo con una bastonata quello." Mormora Sοφια a denti stretti riferendosi a Evan.
Non fanno in tempo ad allontanarsi che Laran la affianca.
"Aspettate, signora! Conoscete davvero un'altra via per arrivare al di là del fiume?" Chiede.
"Ci andiamo regolarmente. – Replica lei senza degnarlo di uno sguardo. – E non attraversiamo il fiume. Ma non ho intenzione di condividere il nostro segreto con voi altri." Fa secca.
"Perché mai? – Seguita Laran. – Potremmo esservi utili magari. I nani sono brutta gente, noti per la loro crudeltà e perfidia, e voi signorine, siete sole. Oltretutto se andate lì lo fate per attaccar briga, come d'altronde siete soliti fare voi di Rosemund. Scatenerete la loro ira, si metterà male e voi soccomberete."
Sοφια sorride ironica, continua a guardare dritta davanti a sé.
"Prevedete il futuro, Lord Laran? – Chiede, suscitando l'ilarità delle compagne. – Siete davvero amabile a preoccuparvi per noi. Ma ho lasciato di proposito la mia balia a casa oggi."
Tutte le ragazze non trattengono una grassa risata, ripartendo al galoppo.
"Addio e buona fortuna, cavalieri." Saluta Ash.
"Saranno delle piccole streghe ma sono una meraviglia." Commenta Lord Arnaud, guardandole estasiato.
"Sì, certo. Come no... – Gli fa Evan, indugiando con lo sguardo sulla vita sottile di lady Ash e apprezzando, suo malgrado, la posizione in sella, sicura e aggraziata. – Non sono altro che sciocche arroganti piene di boria. Non ne vorrei una neanche se me la regalassero insieme a tutti i regni di questo mondo."
"Allora le seguiamo a distanza o no!?" Chiede Ael, impaziente.
"Senza dubbio, le seguiamo le ninfette!" Replica Evan spronando il suo cavallo.
Ho qualcosa in sospeso con te, mia bella Lady Ash, pensa, e poi sicuramente Ash è un nome inventato. Sarà sicuramente, insieme alle sue abituali accompagnatrici, uno dei soldati del regno di Rosemund, magari più di un soldato semplice, vista la deferenza con cui le altre la trattano.
Le risate leggere delle ragazze si perdono lontano, ma i loro rivali ne seguono la scia fino a che non si dissolve.

"Quante possibilità ci sono che ci stiano seguendo i mangia-carne?" Chiede Floria.
"Mille su cento." Risponde Segin con sicurezza, voltandosi per verificare, senza vedere nessuno.
"Ci puoi giurare. – Conferma Sintia. – Che facciamo, lasciamo che ci seguano così scoprono il nostro accesso segreto? La cosa non mi va giù."
"Potremmo provare a seminarli." Propone Soφια.
"Facciamoci un giretto prima, così, giusto per vedere se si stancano. Andiamo in nessun posto. Vi va?" Suggerisce Sintia.
"Ci va." Approvano tutte.
"Tu e quel villano del principe Evan vi odiate." Osserva Floria.
"Perché tra te e lui c'è una storia d'amore, vero?" Risponde sarcastica Soφια.
"Ma sei matta?! Non dire queste cose neanche per scherzo." Soggiunge la ragazza scandalizzata.
"E d'altronde ho lo stesso intenso rapporto di stima profonda anche con il primogenito, includendo i loro fedeli cavalieri, uno per uno." Aggiunge la Principessa.
"Sì, ma la relazione più esclusiva è con il secondogenito di casa Thornstorm, Floria ha ragione." Approva Segin.
"Non perdete occasione per beccarvi. – Aggiunge Sintia. – Se non fossi certa dei reali rapporti che avete, penserei a una sorta di relazione amorosa tra voi due."
Soφια la guarda di traverso.
"Non dirlo neanche per scherzo!" Esclama con enfasi esagerata, rifacendo il verso a Floria.
"Già. – Le fa eco quest'ultima. – Su certe cose non si gioca affatto." Dice, il volto tirato in un'espressione di estrema serietà.
"Beh. – Interviene Segin, fingendosi esperta. – Premetto che sono in totale accordo con voi e che su certe cose non si scherza. Ma se vogliamo parlare di trascorrere allegramente qualche ora con i Thornstorm, direi che, odio a parte, ne varrebbe la pena. Sono davvero due bei ragazzi. E riguardo il secondo, non c'è una parte di lui che si potrebbe criticare negativamente. E girano voci interessanti."
"Che voci?" Si informa Floria con piglio indagatore.
"Che sia un tombeur le femme." Interviene Sintia, la quale è sempre bene informata.
"In che senso?" Chiede Floria.
Segin e Sintia la guardano con affettuoso scherno.
"E in quale senso, secondo te? Stupidella." Ribatté Segin.
"A letto è bravo. Molto, molto, molto. Buona tecnica e lunga durata." Conclude Sintia senza preamboli.
"Come una torcia che non si spegne!" Aggiunge la principessa.
Floria si sofferma a riflettere ad alta voce.
"Io faccio domande perché non mi è molto chiaro quello che si combina in un letto, ecco perché vengo tacciata per stupidella. Voi sembrate avere le idee molto chiare invece. O avete esperienza o siete ben informate da qualcuno."
"Se è per questo neanche io ho un'idea precisa su cosa voglia dire essere bravi a letto. Riferito poi a quel marrano non posso e non voglio proprio immaginare." Aggiunge Soφια.
"Candide le mie colombelle. – Mormora Segin, mettendosi tra le due verginali amiche e guardando con affetto prima l'una e poi l'altra. – Non ho mai avuto esperienze di questo genere, ma da quando ho trascorso l'estate scorsa con mia cugina, ho le idee più chiare. Sapete, lei è rimasta vedova ed era troppo giovane per rimanere sola, così due anni fa si è risposata. Come potete immaginare ha molto da raccontare."
"E allora spiegaci quello che sai." Fa Soφια incuriosita.
"Al momento opportuno e nel luogo adatto. Se i mangia-carne ci ascoltano ci saltano addosso, anzi spero non abbiano afferrato nemmeno l'inizio di questa conversazione." Segin replica, gettando un'occhiata alle sue spalle.
"Tranquille, se ci stanno seguendo lo stanno facendo a debita distanza. Fanno i furbi, loro. – Spiega la Principessa. – Intanto io suggerisco di andare. Mi sono annoiata di girare invano e se scoprono il passaggio chi se ne infischia."
E ripartono a spron battuto per raggiungere la destinazione prefissa, menzionata come Terra dei Nani. Una piccola collina impenetrabile, protetta da un bosco, dove la vegetazione è tanto fitta da far durare la notte in eterno. Rovi intrecciati decorano ogni percorso e scoraggiano eventuali visitatori e un fiume dalle rapide violente rende l'accesso impossibile. Una piccola rocca inespugnabile, ma non per le Rosensin, che percorrono l'impervio sentiero tra i rovi, su un invisibile ponte di roccia naturale che permette di andare al di là del fiume. Su questa terra i nani hanno dato vita a un villaggio indipendente, dove vivono da anni senza mai spostarsi di un solo centimetro. Non ne hanno infatti alcun bisogno, tutto quello di cui necessitano si trova lì.

Con movimenti lenti, modellati per aggirare ogni ostacolo aguzzo, le ragazze superano l'ostico sentiero e decidono di dedicarsi alla ricerca della loro pianta preferita, la Teporosa Libellis.
"Qui, guardate. – Dice Floria indicando di fronte a lei. – Ce n'è tantissima." Si china e comincia a scegliere con cura ispezionando ogni foglia. Tutte, tranne Soφια, la quale utilizza quella delle amiche, hanno a tracolla una larga borsa di tela dove infilano tutto ciò che trovano.
Intanto Laran, Evan e gli altri imitano ogni passo delle ninfette. Legati i cavalli accanto ai loro, con molta cautela attraversano il sentiero di rovi. Poco dopo le ragazze se li ritrovano alle spalle.
Floria, concentrata com'è sul raccolto, ha un sussulto nel vederli e per poco non strilla.
Gli Ardesiani scoppiano in una risata poco cavalleresca.
"Perdonateci, Milady. – La beffeggia Ael. – Vedo che non perdete occasione per dimostrare il vostro coraggio."
"Mi sono spaventata perché siete proprio dei brutti ceffi e vedervi così all'improvviso non sortisce un buon effetto, credetemi." Risponde Floria, continuando a riempire la borsa.
Soφια si volta a guardarli, poi sorride sprezzante e scuote il capo.
"Cosa vi diverte così tanto?" Le si rivolge Evan.
"Avete dei graffi ovunque, tutti. E gli abiti strappati. – Gli fa notare con finta apprensione. – Ci vuole il fisico adatto per fare certe cose, sapete..."
"Sì, come no. – Fa Ael, senza celare l'astio che nutre nei confronti del regno nemico. – Dovrei essere esile e femmineo come un Rosensin per passare indenne dal vostro sentiero segreto?"
"Meglio i graffi." Evan conclude.
Poi nota il lavoro delle ragazze che senza interruzione riempiono le bisacce.
"Lady Ash, allora è questa la vostra attività! – Esordisce. – Siete una contadina oltre che una ladra."
Lei non lo degna di uno sguardo.
"Non mi sento offesa se mi chiamate contadina, reputo che sia un lavoro di tutto rispetto. Ma voi certe cose proprio non le comprendete, voi siete il principe di Ardesia, l'onnipotente! E tutto il resto vale zero in confronto alla vostra grandezza. – Lo schernisce. – Poi mi avete chiamato ladra. E qui, direi che siete sulla strada sbagliata."
"Perché vorreste negare che lo siete? Quello che sto vedendo attesta tutt'altro." Controbatte il ragazzo con aria di sfida. Soφια lo fissa di traverso mentre si rivolge alle compagne.
"Ragazze, cosa si fa quando uno ti dà della ladra? A prescindere dal fatto che lo sia oppure no."
"Un manrovescio lava l'onta." Dice Floria, senza voltarsi.
"Io suggerisco un pugno ben assestato." Suggerisce invece Segin, i cui occhi cominciano a oscurarsi.
"Un calcio." È la proposta di Sintia.
"E magari il tutto condito con la punta di un pugnale, che ne dite? Vi piace il modo in cui vorrei intrattenervi?" Conclude Ash, che non dà l'impressione di scherzare.
"Milady. – Interviene Arnaud di Leirac, con fare pacato. – A voi il sangue ribolle troppo in fretta. Parlate di coltelli con troppa facilità. E di solito chi tanto chiacchiera poco fa all'atto pratico."
"Non sfidatemi, Lord Leirac. Non è con voi che ce l'ho." Ribatte la diretta interessata, che non perde d'occhio Evan un solo istante.
"E chi è l'oggetto del vostro sdegno?" Chiede Ael, conscio di quale sarà la risposta.
"Se volete essere il primo basta che lo diciate." Dice Soφια, fissandolo senza alcun timore.
"Ma se siete un fuscello! – La schernisce lui. – Quanto pesate? Un passerotto è più aitante di voi."
"Sicuramente peso meno della fanciulla grassa che sarete costretto a sposare tra qualche anno. – Risponde. – Fortunatamente."
"Pensate al vostro di matrimonio, Lady Ash. – A questo punto interviene Laran. – Con un bel ragazzo di Rosemund con cui scambiarsi le gonne. Immagino la scena, chi mai sarà la sposa tra i due?"
"Voi non valete nemmeno la metà dei nostri uomini." La risposta di Soφια non si fa attendere.
"Smettetela! – Perde la pazienza Evan. – Pensate di essere chissà cosa, voi di Rosemund e invece siete solo delle strane e inferiori creature. Secondo me non appartenete neanche lontanamente al genere umano."
La frase sortisce l'effetto desiderato, ora anche le altre Rosensin, che prima fingevano di prestare poca attenzione si sono voltate. Ogni mano accarezza l'elsa del ferro, come per accertarsi che sia al posto giusto, pronto per essere impugnato.
La reazione non tarda. Soφια preme le dita sugli steli della Teporosa prima di concedere il suo omaggio al Principe di Ardesia. Fa roteare il braccio e scaglia l'erba in sua direzione. Evan sente gli angoli aguzzi delle foglie sfiorargli la pelle, come una pioggia di piccole spine.
"Fumatevela, così vi rilassate. Ne avete bisogno." Dice la ragazza.
Lui non esita. Veloce, azzera la distanza che li separa e la spinge con forza scaraventandola a terra ma la ragazza balza in piedi come una molla, sfoderando l'arma.
"Adesso dovreste estrarre la vostra spada. Cos'è, non ne avete il coraggio?"
Evan non esita e l'accontenta subito.
"Dobbiamo separarli?" Chiede Floria alle sue amiche.
"No, lasciali giocare un po'." Segin risponde, divertita e curiosa di vedere come va a finire.
I due antagonisti si limitano a fissarsi, dallo sguardo rigurgita l'odio antico, è il preludio che anticipa la promessa di scontrarsi e i ferri sono pronti a suggellarla. I cavalieri di Ardesia non si muovono di un millimetro, attendono di vedere la ninfetta capitolare. Tutto sarà permesso lì, anche morire, visto che è una zona dove la legge di Ardesia non può arrivare.
"Sapete come mi piacerebbe vedervi morire, Lady Ash?" Le sussurra lui.
"Esprimete pure liberamente il vostro desiderio, sarà l'ultimo, perché sto per ammazzarvi." Replica spavalda la ragazza.
I loro volti sono sempre più vicini, separati dalle lame incrociate.
"Vedervi travolta dalle rapide del fiume, fino ad annegare mi darebbe maggior piacere che il vedervi trafitta dal mio ferro. Anche perché sparireste definitivamente dalla faccia della terra..." Le labbra accennano le parole una dopo l'altra come se stessero confessando un peccato.
Ma prima che abbia finito di esternare il suo desiderio funesto, un nano massiccio fa irruzione e come un ariete li sperona con un balzo.
Soφια viene spinta in avanti bruscamente, mentre Evan finisce a terra. Si ritrovano entrambi sul prato, lei non può evitare di crollare su di lui.
Segin non trattiene una risata.
"Sintia avevi ragione, diamine, c'è una storia d'amore tra questi due!" Esclama estraendo la spada, pronta ad affrontare i nani che sbucano a fiotti come dal nulla.
"Dovrete aspettare per vedermi affogare! – Soφια gli dice, alzandosi agile, mal celando un po' di imbarazzo per quell'insolito e inaspettato contatto fisico. – E dovreste estrarre la spada, secondo me."
Il nano le si è piazzato di fronte e agita una roncola. È arrabbiato e pericoloso. Con decisione sferra un colpo violento, la lama ricurva fa da gancio e l'arma di Soφια viene scagliata lontano.
Tra breve sarò una Principessa morta, pensa la ragazza, e solo per aver voluto cogliere un po' d'erba.
Segin interviene subito e si frappone tra lei e il nano menando colpi di lama con tutta la forza e la rabbia che possiede in corpo.
"Io ho sfoderato la spada, signora. – Evan le dice, mentre fronteggia uno degli aggressori. – Vi tocca recuperare la vostra."
Sintia gliela lancia e lei l'afferra a volo in un capolavoro di perfetto equilibrio dinamico.
"Che pessima figura. – Continua lui. – Vi ha disarmata e quasi non ve ne siete accorta."
"Andate al diavolo!" Sbotta lei, scattando all'inseguimento di un nano che le ha tirato un sasso. Non realizza che Evan ha atterrato l'uomo che gli stava di fronte e le sta alle calcagna.
Si arrampicano lungo un sentiero angusto che costeggia il burrone, sotto le rapide del fiume si intrecciano furiose. Di scatto l'omino si volta cogliendo Soφια di sorpresa, la roncola affilata brilla al sole, il suo bagliore è una minaccia. La ragazza con uno slancio gli si fa sotto ed esibisce il ferro, per tutta risposta il nano non attacca, ma decide per la beffa. Con un balzo si tuffa nel fiume. Mancato il bersaglio su cui fermarsi, Soφια non gestisce lo slancio come dovrebbe, il suolo sotto i piedi viene meno. Piccoli ciottoli la precedono con un tonfo e vengono travolti dai vortici, la schiuma li inghiotte affamata.
Precipito! Pensa. Una principessa morta. È finita. Sente il suo corpo fendere l'aria. Attende l'impatto con l'acqua, consapevole che sarà quello con le rocce aguzze e affilate come lance a ucciderla.
Poi una mano inattesa, Evan le afferra il polso e nota che pesa poco più di niente. Lei è sospesa nel vuoto, continuando a stringere la spada, guarda prima in basso, poi gli rivolge un sorriso rilassato che diventa una risata sommessa, reazione che il ragazzo, sorpreso, stenta a interpretare.
"Il vostro desiderio di vedermi annegare sta per avverarsi. È il vostro giorno fortunato." Dice.
Impavida, lui pensa. Sa che a Rosemund tutti vengono addestrati anche a morire oltre che a combattere, e se quello è il risultato, deve essere un buon addestramento."

Nessun commento:

Posta un commento