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martedì 30 giugno 2015

Estratto: Il Fioraio di Monteriggioni, Cristina Katia Panepinto

Titolo: Il Fioraio di Monteriggioni
Autore: Cristina Katia Panepinto
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Violetta prese il treno subito dopo pranzo e trascorse la prima parte del viaggio in preda a un'ansia sottile. In realtà era lei a non essere pronta a incontrare tanto in fretta il padre di Emma e doveva ammettere che la visita a casa Aldori, in qualche modo, la spaventava.
Di quella ragazza, morta appena ventenne, sapeva poco, però il suo ricordo aveva sempre rappresentato una latente minaccia, alimentata dall'ostinato e ambiguo silenzio del marito. Per anni era stata vittima di un'irrazionale gelosia, che nemmeno il naufragio del proprio matrimonio aveva messo del tutto a tacere e ora si sentiva destabilizzata all'idea di entrare a diretto contatto con quella inquietante presenza. Più il treno avanzava verso i luoghi in cui Amedeo aveva vissuto l'amore con Emma, più riaffioravano gli antichi sentimenti in tutta la loro spiacevole invadenza e a ogni metro si rafforzava in lei la convinzione che non sarebbe mai riuscita ad avvicinare Saverio nella distaccata veste di terapeuta.Dai vetri impolverati del finestrino avvistò alcune nubi bianche che si addensavano in lontananza sul profilo ondulato della Valdelsa. Scivolò sul sedile, abbandonandosi all'armonico rincorrersi delle colline e il dondolio regolare del vagone l'aiutò a calmarsi. Capì che era tardi per i ripensamenti. Salendo su quel treno, aveva accettato la tacita proposta di tregua di Amedeo, che finalmente si era deciso a coinvolgerla nei suoi rapporti con una famiglia, da cui l'aveva sempre tenuta lontana. Se voleva essere all'altezza della situazione, non le restava quindi che mettere da parte le proprie paure e finirla di vedere in Emma un'invisibile rivale.
Alla stazione di Poggibonsi trovò ad attenderla un anziano autista dal sorriso aperto, con cui percorse i morbidi declivi fino alla Tenuta degli Aldori. Sulla soglia di un suggestivo casale settecentesco fu ricevuta da Adele, la segretaria personale di Saverio, che con modi cerimoniosi e sfuggenti la condusse in un salone affacciato su una rigogliosa limonaia.
La stanza profumava di mobilio antico e libri. A passi lenti, Violetta si accostò alla parete dove campeggiavano i diversi riconoscimenti assegnati al vino degli Aldori e si mise a scorrerli uno dopo l'altro, fino a giungere a un'ampia scrivania di mogano. Sul cuoio verde che ne ricopriva la superficie, vide una fotografia strappata in quattro. Ne accostò i frammenti con la punta delle dita e le comparve una bambina dai capelli biondi, seduta in grembo a un giovane uomo.
Mentre se ne stava china a osservare la foto, Saverio entrò dalla porta a vetri, ben ritto sulla sua elevata statura. Violetta sollevò la testa e arrossì per essere stata sorpresa a spiare qualcosa che non la riguardava. Per dissimulare il proprio imbarazzo, lasciò risuonare nella sala un saluto eccessivamente squillante e allungò il braccio, andandogli incontro. L'uomo avanzò cordiale, ma si adombrò alla vista dei pezzi accostati sul bordo del tavolo. Fu comunque abile a controllare il proprio disappunto e si affrettò a ricambiare la stretta.Il brivido di ribrezzo che colse Violetta al contatto con quella mano liscia e nodosa, la trovò del tutto impreparata e la fece indietreggiare leggermente.
Saverio non diede peso alla sua reazione e con cortesia la invitò ad accomodarsi su una delle poltroncine in pelle rossa, poste accanto all'ampia vetrata che dava sul giardino.

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