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sabato 9 maggio 2015

Estratto: Il Ritratto, Irene Milani

Titolo: "Il Ritratto"
Autore: Irene Milani
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"  “E questo cos’è?” – chiese rigirando tra le mani il biglietto anonimo di Tristan, che avevo dimenticato di aver infilato nel diario il giorno del mio compleanno.
  “Il biglietto di auguri di Tristan – risposi, arrossendo in volto, mentre lei lo apriva e lo faceva passare a Alice e Cecilia, stupita – ovviamente non è firmato…”
  “Questo sì che è un ragazzo in gamba! – commentò rigirando il cartoncino tra le mani, guardando prima l’immagine, poi la scritta sul retro – carino, gentile, romantico… fossi in te non me lo lascerei scappare!”
  “Dimentichi solo che le nostre famiglie sono nemiche mortali, nel vero senso della parola” – ribattei. Non avevo nessuna intenzione di parlare di Tristan, il ricordo del sogno del bacio era ancora troppo vivo in me perché riuscissi a farlo serenamente, con distacco.
  “Come Giulietta e Romeo! – esclamò lei di rimando – è estremamente romantico!”
  “Ti devo ricordare come finisce la storia? – replicai – non ho intenzione di uccidermi con il suo pugnale…”
  “Se è per questo ti sfido anche a trovare uno speziale – disse lei ridendo di gusto, seguita a ruota da Alice e Cecilia. Si stavano letteralmente sbellicando dalle risate, mentre io non ci trovavo assolutamente niente di divertente.
  Mi sembrava inconcepibile che fossimo a poche centinaia di metri l’uno dall’altra e che lui non fosse potuto venire alla mia festa; altrettanto assurdo era che pur avendo il giorno successivo un’importante presentazione da fare insieme, non ci era concesso di trovarci per ripassare, per aiutarci a vicenda… Di fatto non potevamo nemmeno parlarci.
  Mentre le mie amiche ridevano a crepapelle, Olga era addirittura sdraiata sul piccolo tappeto che usavo come scendiletto, senza nemmeno accorgermene, iniziai a piangere.
  Grosse lacrime scivolavano silenziose lungo le guance, andando a cadere sulle pagine del diario dove avevo intenzione di annotare le informazioni sulla nostra vacanza.
  Inizialmente, troppo divertite dall’immagine di me che andavo in cerca di uno speziale (l’idea di cercare su facebook o di chiamare il Gabibbo erano solo alcuni dei loro suggerimenti) non si accorsero del mio pianto, sommesso ma incontrollato.
  Poi si guardarono l’un l’altra, incredule, rendendosi conto che forse avevano esagerato. Olga, in quanto si riteneva responsabile di aver iniziato quello scherzo, mi si accostò. Delicatamente mi sollevò il viso, asciugandomi con un fazzolettino.
  “Scusa – iniziò, visibilmente imbarazzata dalla mia reazione – evidentemente non avevo capito quanto tu fossi coinvolta, altrimenti non avrei detto queste cose… pensavo lo avessi dimenticato…”
  “Lo pensavo anch’io – dissi in un sussurro, la voce ancora rotta dal pianto – ma non riesco a togliermelo dalla mente. Quando penso di esserci riuscita, lui salta fuori con un gesto tipo questo del biglietto… pensa che è venuto apposta in treno a scuola solo per darmelo quando ero da sola…”
  “Caspita – disse Alice, ormai erano tutte inginocchiate accanto alla sedia su cui ero seduta, con lo sguardo basso e i lucciconi agli occhi – allora anche lui dev’essere messo male!”
  “Cosa intendi?” – chiesi guardandola stupita, come se avesse appena detto di aver visto Di Caprio o Jonny Depp nel mio giardino a piantare ortensie con mia nonna.
  “Dico che se si comporta così è perché anche lui è cotto di te.” – spiegò lei laconica."

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