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Il mio nome è Giovanna, ho vent'anni e studio Biotecnologie per la Salute alla Federico II di Napoli. Benvenuti nel mio salotto, mettetevi comodi!
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sabato 9 maggio 2015

Estratti: le opere di Eugenio Nascimbeni

Titolo: "Delirio"
Autore: Eugenio Nascimbeni
Link d'acquisto: Amazon , Feltrinelli


"  Più si avvicinavano alla meta, più il vecchio faro perdeva l’aspetto lindo e rassicurante che possedeva guardandolo da casa in lontananza: da distanza ravvicinata, per contro, sembrava ammantato di una luce sinistra e vagamente inquietante, come un castello diroccato che si erge nel bel mezzo di una landa solitaria.
  Ancora di più, quel vecchio edificio corroso in più punti da anni di salsedine, pioggia, vento e sole accecante, si mostrava loro con le truci fattezze umane di una losca sentinella per nulla felice di ricevere delle visite di cortesia, geloso quasi della sua fiera e statuaria solitudine.
  Le vetrate poste sulla sommità erano occhi sbarrati e vigili che pattugliavano il territorio e la porta d’ingresso, che ora vedevano abbastanza nitidamente, una bocca spalancata pronta a lanciare un grido d’allarme."


Titolo: "Il traghettatore"
Autore: Eugenio Nascimbeni
Link d'acquisto: Amazon , Feltrinelli , cartaceo


" - Ti sei addormentato, dicevo, ed hai cominciato a ronfare come un ghiro, poi ad una certo punto un sobbalzo: urla, grida, colpi di tosse, la voce del Capitano che strillava nell’altoparlante: TUTTI AI PUNTI DI RIUNIONE! TUTTI AI PUNTI DI RIUNIONE! Un incendio improvviso, spaventoso in tutta la sua virulenza, una vera e propria ecatombe, uno dei peggiori disastri di tutti i tempi, ed i sopravvissuti furono davvero pochi. Gli ultimi a morire, quelli che avevano cercato scampo infilandosi nelle cabine aperte, si accasciarono ben presto a terra, gli occhi sbarrati, la bocca innaturalmente contratta in una smorfia, con l’odore dolciastro dei corpi bruciati che ben presto si stese su di loro come un sudario.
Il vecchio si era fermato, aveva portato le mani unite sopra le labbra quasi in un gesto di raccoglimento o di profonda afflizione, e lo sguardo era rivolto verso il pavimento, come se stesse ripensando alle scene che aveva appena finito di descrivere e ne fosse ancora profondamente turbato. Alex lo fissò interrogativo.
- Dunque, vediamo se ci prendo: mi stai dicendo che non solo conosci tutto della mia vita, ma che riesci persino ad impossessarti dei miei incubi?
Il vecchio disgiunse le mani, girò il volto verso il ragazzo e corrugò la fronte.
- Incubi? Quali incubi?
- Bé, quello che mi hai appena così ben descritto ha tutta l’aria di esserne uno. Riesci persino ad intrufolarti nei sogni degli altri, dunque?

- No Alex, ti stai sbagliando di grosso. Non so come dirtelo, ma ti ho promesso di rivelarti tutto, e dunque così sia. Non è stato un sogno, e nemmeno un incubo. C’è stato davvero un incendio a bordo della Nomentana e tu sei una delle vittime. Sei morto alle 23.52 di ieri sera, mi dispiace molto Alex, credimi."


Titolo: "L'angelo che portava la morte"
Autore: Eugenio Nascimbeni
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"Ebbe un attimo d’indecisione, rapido quanto può esserlo un battito di ciglia, poi abbandonò ogni indugio, si calò sul capo il velo nero che aveva conservato sulle spalle sino a quel momento, e fece correre la mano alla maniglia della camera. Entrò di soppiatto e, grazie alla guida di una piccola luce notturna che baluginava nella stanza, si diresse subito verso il letto su cui giaceva la vecchia. Rimase per un attimo in contemplazione di quel volto scavato, ossuto, pallido come cera, e di quella bocca spalancata innaturalmente, da cui fuoriusciva un respiro appena percettibile, come se provenisse da un luogo lontanissimo ed oscuro. Quella che aveva davanti era la più vivida rappresentazione della sofferenza, la più fulgida testimonianza di come non ci fossero ormai più speranze di una sopravvivenza realmente umana, degna di proseguire.
“Dio sia qui…” mormorò a bassa voce, avvicinandosi al contempo sempre di più.
L’attimo così atteso e così terribilmente temuto era dunque arrivato ed ormai non ci poteva essere più spazio per un ripensamento o per vacui scrupoli di coscienza. Allora allungò le mani verso il collo di Maria e trovò subito la catenina d’oro da cui pendeva una medaglietta recante impressa l’effigie della Beata Vergine. La sganciò, recuperò le due estremità e la ripose infine sul comodino accanto.

Sant’Anna e Santa Marta
Insieme sempre andavano
Insieme legavano
Insieme tagliavano il filo.
Così sia tagliato il filo della vita
di questa creatura agonizzante


Dopo avere recitato la formula sottovoce, scandendo con lenta sicurezza ciascuna di quelle parole rimandate a memoria, protese la sua mano verso la bocca della vecchia, adagiandola su di essa con leggerezza, ma in maniera inesorabile, mentre indice e pollice artigliarono le narici di Maria, sottraendole in tal modo l’ultimo refolo di vita. Percepì un debole sussulto, un ultimo disperato tentativo di sottrarsi a quella pace eterna che tutto acquieta, ma subito dopo avvertì il corpo di Maria che si afflosciava, svuotato di ogni più piccola stilla di energia, ed il battito d’ali di quell’anima che spiccava il volo. Recitò una preghiera frettolosa, poi fece ritorno alla porta, l’aprì, s’immise di nuovo nel corridoio e scomparve dentro di esso."


Titolo: "La profezia di Karna e l'amuleto maledetto"
Autore: Eugenio Nascimbeni
Link d'acquisto: cartaceo


"Athor si sentì divampare il petto da una nuova fiammata di cupidigia. Non poteva più sopportare la visione del suo incedere solenne, maestoso e ricco di grazia, sapendo che non gli sarebbe mai appartenuta. Vide in lontananza il morbido colore dei suoi capelli, lucenti come il sole d’estate, e ne rimase abbagliato. Rammentò la profondità dei suoi occhi, in fondo ai quali sembrava ardere il sacro fuoco della vitalità, e la bellezza della sua pelle, chiara e rilucente come l’alba. Tra tutte, la più bella. Tra tutte l’unica per la quale, al suo passaggio, si levava lo sguardo denso d’ammirazione di ogni uomo. Presto sarebbe stata sua. Per una sola ed unica volta, ma si sarebbe accontentato."

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