Ciò che dovresti leggere

Ciao, lettori!

Il mio nome è Giovanna, ho vent'anni e studio Biotecnologie per la Salute alla Federico II di Napoli. Benvenuti nel mio salotto, mettetevi comodi!
Sfogliate le pagine di questo blog, lasciatevi rapire e sostenete il talento emergente: c'è un intero mondo che vi aspetta.

sabato 16 maggio 2015

Recensione 9 - Polvere di stelle, Katia Pellegrinetti

"Che mondo è mai questo, se ci si deve vergognare di amare? Nessuna strage al telegiornale ci lascia quasi indifferenti, ma un amore gay fa ancora scalpore, incredibile no? Incredibile come sfoggiare un orientamento sessuale "estroso" e "alternativo " sia considerato divertente e alla moda finché è fatto per gioco e provocazione, ma appena diventa una cosa seria, un amore vero, si grida allo scandalo. Quanti fanno la bella faccia davanti... ma alle spalle? La comprensione e l'appoggio degli altri spesso è solo ipocrisia."


Oggi vi parlo di "Polvere di stelle", romanzo di Katia Pellegrinetti. Potete leggere la sinossi, un estratto o acquistare l'ebook qui.

"Polvere di stelle" è una storia di sofferenza e di emozioni. Una storia forte, che colpisce il lettore e lo trascina in un vortice di violenza: quello che assorbe la protagonista, Becky, che dopo un terribile incidente d'automobile inizia la sua caduta in un baratro da cui è difficile risalire. Una storia cruda, che ci mostra la realtà così com'è, senza addolcirla: i problemi alimentari, l'omosessualità, l'insicurezza che divora, l'ossessione di sentirsi diversa e sbagliata, e poi la violenza, la droga, la prostituzione. Ma tutto ha un limite, e anche dal più oscuro dei vortici è possibile uscire.

Nell'opera un ruolo molto importante lo gioca la fede, ma l'autrice non commette l'errore di dipingere il cattolicesimo come il bene assoluto, l'ancora di salvezza a cui bisogna appigliarsi in ogni caso per "guarire": anzi, la religione è presentata sotto entrambe le facce della medaglia. Da un lato il cattolicesimo bigotto, chiuso, omofobo, simile a una trappola e sui cui fedeli incombe l'invisibile ricatto di una punizione divina, in caso di errore; dall'altro quello che dà forza e speranza e che, grazie alla fede, riesce a spingere oltre qualsiasi ostacolo.
Becky si racconta a noi in totale sincerità, aprendoci la sua anima e coinvolgendoci nelle sue emozioni, facendoci riflettere su temi spinosi, su cui spesso siamo portati a pensarla in maniera superficiale, e immergendoci in una realtà terribile, ma che esiste, anche se spesso voltiamo lo sguardo per non vederla.

Sul finale non si può fare a meno di commuoversi e di riflettere su cosa, in realtà, sia l'amore, ma soprattutto su che cosa conti davvero nella vita. Perché la risposta non è scontata, nonostante lo pensiamo, e Becky lo scopre a sue spese.

4 stelle su 5, consigliato e in bocca al lupo a Katia! Per leggere la sua biografia e un estratto, potete cliccare qui.

mercoledì 13 maggio 2015

Estratto: Navigando tra i confini della realtà, Ken Bi

Titolo: "Navigando tra i confini della realtà"
Autore: Ken Bi
Link d'acquisto: Amazon , Bookrepublic


Dal racconto "Habemus Papam"

"Il cardinale prese la mela e seguì le istruzioni impartitegli, assecondando un leggero languore pregresso. 
«Buonissima, un capolavoro della natura, perfetta in ogni suo aspetto, è in queste cose che si vede la mano e l’infinita sapienza di Dio, figliolo» disse il cardinale dopo aver deglutito il boccone, mentre ne affettava un altro spicchio. Lo porse al suo ospite ma questo declinò e cominciò a parlare senza guardarlo in faccia, fissando un angolo buio della stanza, tenendo in mano l’ambito cimelio. «Ti sei mai chiesto come si forma una mela? Fisicamente, cosa l’assembla molecola per molecola fino a produrre il risultato voluto? A partire da particelle inerti, nel tempo previsto... Credi che il meccanismo che si occupa dell’assemblaggio abbia una sua coscienza? Di sicuro c’è un progetto che viene seguito, eppure il risultato è ogni volta leggermente diverso … Io direi che sono più delle linee guida e quello che si occupa di portare a termine il lavoro lo esegua con una certa discrezionalità. Sembra più assimilabile a quello che fa un artigiano umano tutti i giorni, con la sua, seppur limitata, libertà d’azione, piuttosto che il risultato di un perfetto meccanismo automatico. Tu pensi che le azioni che quelle cellule compiono per mettere insieme una mela abbiano una connotazione morale? Non pensi, ad esempio, che eliminare una cellula che si comporta in maniera avversa alla sua specifica funzione sia una scelta obbligata e quindi non una vera e propria decisione? Non pensi che l’illusione della vita di poter perseguire delle proprie scelte sia solo funzionale alla realizzazione del progetto deciso a priori dall’architetto, che quell’entità ha evocato e permesso di esistere, e che per gli esseri umani il meccanismo sia simile? Che tu ed io stiamo facendo solo quello che è necessario o contrario alla costruzione della nostra mela e quello che è bene o male può essere definito solo in base a questo?»."

lunedì 11 maggio 2015

Estratto: Alethè, Federica Caglioni


Titolo: Alethè
Autore: Federica Caglioni
Link d'acquisto: DuDag


Prologo

"La rugiada mattutina, limpida e fredda, ricopriva ancora gli steli d’erba del giardino, curato nei minimi dettagli, quando due scarpe lo scossero dalla sua tranquillità, percorrendo in fretta e furia il vialetto di pietra grigia. La pioggia battente, che aveva imperversato tutta la notte, aveva sciolto ciò che restava dell’ultima nevicata e aveva lasciato qua e là sul vialetto piccoli cumoli di neve, segno che la fine dell’inverno era ormai alle porte.
 Con passi piccoli e rapidi, un uomo dalla folta chioma rossa si avvicinò al portico, salì i due gradini e bussò delicatamente, controllando con una rapida occhiata l’auto da cui era appena sceso.
 La risposta non si fece attendere a lungo. La porta si aprì con un leggerissimo scricchiolio, rivelando una figura maschile, pallida, scheletrica e tutta disfatta.
 L’uomo che aveva aperto parve sorpreso della visita; si sistemò alla bell’e meglio, infilando i bordi della camicia nei pantaloni e ravvivandosi i capelli canuti, poi si fece da parte, aprendo del tutto la porta d’ingresso.
 «Non pensavo venissi» fu tutto ciò che disse al suo visitatore che, dopo un attimo di esitazione, si era infilato nel ristretto corridoio d’entrata.
 «Le avevo promesso di esserci» replicò, appoggiando la sciarpa sul braccio più basso dell’attaccapanni alla sua destra.
 Il padrone di casa lo guardò scettico, ma poi gli appoggiò una mano sulla spalla e la sfumatura sospettosa nei suoi occhi si trasformò in tristezza. «Ti sta aspettando»
 L’ospite annuì appena e senza aggiungere altro, si fiondò su per le scale, che occupavano tre quarti del corridoio, salendo i gradini due a due.
 Raggiunse il primo piano e con la stessa sicurezza con cui era salito, aprì la prima delle tre porte sulla destra.
 All’interno della camera spoglia e disadorna, seduta sul letto con la schiena appoggiata alla testata e sostenuta da due cuscini, lo aspettava una ragazza giovanissima, magra come un fuso, con un bel volto, candido come l’ultima neve che aveva visto ma segnato da profonde rughe di espressione, e gli occhi verdi, fissi sul nuovo venuto, circondati da occhiaie scure e pesanti. I capelli mossi, di un biondo paglierino, le ricadevano morbidi sulle spalle e sul collo, entrambi imperlati di sudore.
 Stringeva al seno, tra le braccia anemiche, una creatura appena nata, piccola e fragile, dai capelli rosso fuoco.
 L’uomo la raggiunse e si mise a sedere accanto a lei, accarezzandole la guancia. Uno strano contrasto, quello tra il colore della guancia di lei, bianca oltre ogni modo, e della mano di lui, resa più vivace dal cambio di temperatura tra l’interno e l’esterno.
 «Sei sempre bellissima» disse, seguendo il profilo del volto con il dorso della mano.
 «Sei venuto alla fine» replicò lei, in un sussurro. «Mi fa piacere» accennò un sorriso, debole quasi quanto la voce.
 «Come ti senti?»
 «Non ha importanza» mosse lentamente una mano per accarezzare la piccola schiena della bambina tra le sue braccia, indugiando sulla piccola voglia che segnava la scapola sinistra. «Edward vuoi prenderla in braccio?»
 Sentendosi chiamare per nome, l’uomo raddrizzò la testa di scatto.
 «Sophie…» esitò, guardando prima la ragazza poi la neonata.
 «Mi faresti felice» sorrise di nuovo per incoraggiarlo e delicatamente allontanò la bambina da sé, affidandola alle braccia di Edward.
 «Insieme siete carini» li guardò per un attimo ma poi appoggiò la testa sul cuscino e chiuse gli occhi. «Sono così stanca che potrei dormire per l’eternità. Non mi avevano avvertito che partorire fosse così sfiancante»
 Edward non replicò. La bambina aveva aperto le palpebre nel momento esatto in cui Sophie le aveva chiuse e osservava l’uomo che la teneva in braccio con gli occhi sgranati: erano verde smeraldo.
 «Non farla piangere per favore» la voce di Sophie era poco meno di un flebile sussurro.
 «Non è carino far piangere tua figlia»
 «Non puoi lasciarmi» il viso gli si coprì di lacrime. «Io non…»
 «Kelia perdona il tuo papà» lo interruppe, rivolgendosi direttamente alla bambina e non badando per niente a quello che Edward aveva detto. «Certe volte si dimentica di quanto sia speciale»
 La donna allungò una mano in direzione della figlia ma il gesto si bloccò a metà, interrotto da un lieve toc sulla porta.
 Edward si alzò, stando attento a non muovere troppo il piccolo corpicino che teneva tra le braccia. La bambina continuava a fissarlo incantata.
 Aprì la porta e con gesti lenti affidò la figlia alle mani esili della donna che aveva appena bussato. «Grazie Margaret» le disse, dopo che fu libero.
 La donna annuì con un breve cenno della testa, stringendo a sé la bambina che salutò il padre muovendo appena le dita minuscole.
 Quando fu di nuovo solo, richiuse la porta e tornò a sedersi sul letto, stringendo una mano di Sophie tra le sue.
 «Non devi essere triste» aprì gli occhi, identici a quelli della figlia. «Lo sapevamo fin dall’inizio»
 «È tutta colpa mia Sophie» si chinò su di lei, appoggiando la fronte sulle coperte ruvide. Sophie posò entrambe le mani sulla testa di Edward e gli mosse i capelli.
 «Abbi cura di lei» gli disse in un sussurro, mentre le braccia le ricadevano sulle lenzuola, prive di vita.
 Edward la strinse forte, raddrizzando la schiena e trascinando con sé il corpo inerme di Sophie, le cui braccia ciondolavano all’indietro come un peso morto. Affondò il volto coperto di lacrime nell’incavo del suo collo e delicatamente iniziò ad accarezzarle i capelli.
 Il corpo di Sophie divenne freddo quasi subito e Edward, dopo averla baciata per l’ultima volta, fu costretto ad alzarsi. Le mise la sua giacca e poi la prese in braccio.
 Uscì dalla stanza e lentamente scese la scala di legno, ritornando nel piccolo ingresso, dove lo aspettavano l’uomo che lo aveva fatto entrare e la donna che aveva preso la bambina.
 «Dove la porti?» il padrone di casa si mise di fronte a Edward per impedirgli di passare, con le braccia incrociate al petto e lo sguardo severo.
 «Non ti riguarda Alfred» rispose atono.
 «È mia figlia quella che tieni tra le braccia» per un attimo nei suoi occhi brillò una scintilla di odio ma cercò di tenerla a freno contraendo tutti i muscoli del corpo. «Mi riguarda più di quanto immagini»
 Edward, come se non avesse parlato nessuno, fece un passo avanti ma l’altro non spostò.
 «Fammi passare» gli disse sempre più inespressivo.
 «No, finché non mi dici cosa hai intenzione di fare»
 «Con cosa?» replicò secco e impassibile.
 Alfred lo guardò storto, ma dopo alcuni attimi ci rinunciò. «Sappi che se adesso te ne vai, finché vivo, non ti permetterò di rimettere piede in questa casa o di vederla»
 Margaret sussultò appena ma Edward non sembrò né sorpreso né intimidito da ciò che gli aveva detto.  Uno sguardo assente fu l’unica risposta che Alfred ricevette.
 «Solo un’ultima cosa: perché?» insistette, appoggiandogli una mano sulla sua spalla, proprio vicino al volto della figlia, e piegando leggermente la testa di lato per guardarlo dritto negli occhi.
 «Perché Sophie era l’unica di cui m’importava, tutto il resto non ha valore»
 Alfred scostò la mano e si allontanò. «Allora non farti più vedere» non c’era odio nella sua voce, soltanto delusione.
 Edward annuì e si diresse verso la porta, che oltrepassò senza guardarsi indietro.
 Quando furono certi che il ragazzo si fosse allontanato per sempre, Alfred e Margaret si scambiarono un’occhiata furtiva.
 «Non avresti dovuto lasciarlo andare» lo rimproverò, stringendosi nelle braccia.
 «Sua figlia non ha bisogno di un fantasma per vivere! Se Edward vuole annegare la propria vita nei ricordi, sono affari suoi» cercò di mantenere un tono risoluto ma la voce gli si incrinò. «Sophie ha voluto che accadesse e io rispetterò le sue scelte»
 Margaret annuì, abbandonando sconsolata le braccia lungo i fianchi. «Non ha più nessuno» sentenziò alla fine, mettendosi di fronte ad Alfred.
 «Ti sbagli. Ci sono io»
 Margaret rise amareggiata. «Non resisterai a lungo con una neonata»
 «Lo vedremo» e così dicendo si avviò al piano di sopra.
 Nulla gli avrebbe impedito di mantenere la promessa che aveva appena fatto a se stesso e per il bene di Kelia doveva tenere lontano da lei qualsiasi tipo di notizia riguardasse suo padre."

Ciò che dovresti leggere - Alethè, Federica Caglioni

Nuova segnalazione: Alethé, romanzo urban fantasy di Federica Caglioni. Qui potete acquistare l'opera.

La sinossi:

"Trasferirsi in un’altra città e lasciarsi alle spalle gli amici e gli affetti di tutti i giorni non è semplice, ma Kelia deve farlo se vuole scoprire qualcosa sui genitori che non ha mai conosciuto. Sa che, qualunque cosa verrà a sapere a proposito di Edward e Sophie, la sua vita non sarà più la stessa.
Quello cui non era preparata è l’imprevedibile piega che prendono gli eventi da quel momento in avanti. Sono solo coincidenze o forse c’è qualcosa di più dietro ai misteriosi oggetti che compaiono dal nulla e agli strani sogni che le impediscono di dormire e che minacciano di accadere davvero? Tra una normale giornata dietro i banchi di scuola in compagnia di Grace e Matt, il solo che riesca a farla stare bene, e i misteriosi rapimenti che bloccano la città, Kelia si trova davanti a una scelta difficile: credersi pazza oppure fidarsi di Alex, uno sconosciuto che dice di sapere ciò che le sta accadendo e che, a quanto sembra, non è il solo a conoscere la verità.
Quando Kelia scopre che anche la sua famiglia è coinvolta e che l’ha tenuta all’oscuro di tutto per proteggerla, non ha altra possibilità che accettare l’incredibile: lei è una Nephilim, discende dai figli di uno dei quattro Arcangeli, e la realtà è ben più complessa e pericolosa di quanto si sarebbe mai aspettata.
Inseguita e braccata da più nemici, Kelia deve guardarsi anche dalle assurde pretese dell’Arcangelo Raphael e per sfuggire a chi cerca di ucciderla, Kelia sarà costretta a scegliere da che parte schierarsi. Ma ogni decisione ha un prezzo e quello che lei dovrà pagare sarà ben più alto di quanto avesse mai immaginato.
Tra nuovi alleati e incontri che cambieranno per sempre la sua vita, in questo primo volume Kelia si troverà a fare da spartiacque in una lotta plurisecolare e che la metterà in marcia verso l’Apocalisse, la guerra che metterà fine al mondo, senza possibilità di ritorno. "



E un piccolo estratto tratto da DuDag:

"Il cielo grigio minaccia di rovesciare a terra una quantità di acqua considerevole nel giro di pochissimi istanti; l’asfalto della pista, già bagnato dal temporale di questa notte, non vedrà un raggio di sole per tutto il giorno e nemmeno io potrei lasciare tanto presto l’Irlanda se la perturbazione che ha fatto ritardare la partenza del mio volo non si decide a scivolare verso l’entroterra e a sgombrare l’aria dalla sua pesante cappa. L’hostess si ferma per la terza volta in quell’ora per chiedermi se voglio qualcosa e quando scuoto la testa, passa alla fila successiva; ho già comprato da bere e da mangiare, tutte e due le volte, perciò non mi sembra il caso di prendere dell’altro dal super rifornito carrello della compagnia dal trifoglio verde stampato in ogni angolo, dalla carlinga dell’aereo alle divise di chi ci lavorava."

Per contattare l'autrice, vi lascio i seguenti link:

Blog: https://onrainydaysblog.wordpress.com

Facebook: On Rainy Days

https://www.facebook.com/pages/On-Rainy-Days/1462072780716610

Twitter: @OnRainyDaysBlog

Ciò che dovresti leggere: Notte di luna, Sonia Vela

Oggi vi presento "Notte di luna", di Sonia Vela, edito da 0111 Edizioni. L'opera è disponibile in ebook su Amazon o il cartaceo su Ibs.

Ecco a voi la sinossi:

"Francesca è una giovane giornalista di città. Le piace dedicarsi alla scrittura dei suoi articoli immersa nella natura, tra le mura di un vecchio rustico che affaccia su un lago di montagna. Un sabato mattina, mentre sta prendendo il sole su una sdraio nel portico che dà sull'ingresso dell'abitazione, viene pervasa da una strana sensazione. Una strana voce le parla attraverso la sua mente e la spinge a dirigersi verso le gelide acque del lago. Incurante del freddo, Francesca vi si immerge e inizia a nuotare. Quando raggiunge il centro del bacino, avvista qualcosa di terribile sul fondale. Ha inizio così la sua personale indagine che le farà scoprire un terribile segreto di un lontano passato. Una lunga ed estenuante avventura che permetterà alla giornalista di confrontarsi, per la prima volta, con la sua vera identità."

Ed ecco qualche recensione, da Amazon:

"Una trama incredibile che si fa leggere tutta d’un fiato". [Silvia P.]


"Appena si inizia a leggere questo libro si viene catapultati nella storia che è molto coinvolgente perché l'atmosfera avvolge completamente il lettore." [stefania]


"ho letto questo libro in due giorni. è una lettura piacevole che coinvolge il lettore rendendolo quasi avido. si aspetta con ansia di leggere di più ma quel più non arriva. personalmente mi è sembrata più un'introduzione, e spero tanto che lo sia, di una storia con più azione." [Angela]


Inoltre, qualche altra notizia, direttamente dall'autrice:

"Notte di luna" è un romanzo noir sul streghe, incantesimi, guarigioni, persecuzioni, fughe e ritrovamenti, misteri da svelare, un lago misterioso, una storia che si intreccia col passato. L'elemento femminile è centrale, il potere e l'impotenza sono a confronto in una dimensione nuova che fa della scoperta di sé e della propria identità il suo fulcro. Saperi antichi si intrecciano a ricerche attuali, una giornalista indaga su uno scheletro venuto da un tempo lontano..

Il libro è stato recensito da "Il Mattino" di Napoli il 18 febbraio c.a. a 19 giorni dall'uscita.

“Notte di luna” è stato recensito, inoltre, da:

Il Bosco dei sogni fantastici
Lettere in libertà

Ha goduto di varie segnalazioni sul web già a pochissimi giorni dal suo ingresso in libreria e nei maggiori store online, tra le altre, ricordo:

http://300grammidicartaeinchiostro.blogspot.it/2015/03/blogtour-notte-di-luna-di-sonia-vela.html

http://www.lafenicebook.com/2015/01/segnalazione-notte-di-luna-di-sonia-vela.html

http://ilmondodelloscrittore.altervista.org/autori-s-z/vela-sonia/

http://francilettricesognatrice.blogspot.it/2015/01/notte-di-luna-di-sonia-vela.html

http://adessochefaccio.blogspot.it/2015/01/al-via-il-superblogtour-di-notte-di.html

http://romanticamentelibri.blogspot.it/2015/02/sonia-vela-2-tappa-del-blogtour.html

http://feeling-reading.blogspot.it/2015/02/blogtour-seconda-tappa-notte-di-luna-di.html

http://leggendoromancebooksblog.blogspot.it/2015/01/presentazione-blogtour-notte-di-luna-di_14.html

http://it.paperblog.com/notte-di-luna-di-sonia-vela-2683212/

http://annatognoni.blogspot.it/2015/01/presentazione-notte-di-luna-di-sonia.html

http://www.alicechimera.com/?p=4329


Il booktrailer è disponibile su https://www.youtube.com/watch?v=9FKWo5tNvk8

Sono stata intervistata dall’agenzia di comunicazione AdUp:

http://www.adupcomunicazione.com/tag/sonia-vela/

L’intervista è disponibile anche su http://www.flavoriauniverse.com/acchiappautore-notte-di-luna-di-sonia-vela-0111-edizioni/

Ho rilasciato un’intervista anche a “Gli scrittori della porta accanto” su http://gliscrittoridellaportaaccanto.blogspot.it/2015/01/un-caffe-con-sonia-vela.html

Ho presentato il romanzo presso la libreria Ubik di Bologna:

http://libreriairnerio.blogspot.it/2015/02/sonia-vela-presenta-il-romanzo-notte-di.html


L’opera, quando ancora inedita, è risultata al quarto posto, finalista al concorso letterario “Streghe Vampiri & Co” esclusa dalle selezioni poiché nel frattempo avevo ricevuto una proposta contrattuale con la 0111 Edizioni che ho accettato di buon grado: http://www.premiostreghevampiri.it/

Invito a leggere l'anteprima con i primi due capitoli, disponibile al link:

http://issuu.com/0111edizioni/docs/ante.notte_di_luna


L'AUTRICE: Sonia Vela è nata a Napoli nel 1985. Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità, vive e lavora a Bologna, dove si diletta nella scrittura dei suoi romanzi.

"Notte di luna" è acquistabile sui principali store online Amazon.it ibs.it unilibro.it lafeltrinelli.it ecc.. oltre ad essere disponibile presso la libreria Ubik di via Irnerio a Bologna e prenotabile in tutte le librerie.

Estratto: L'escluso, Maria Clausi

Titolo: "L'escluso"
Autore: Maria Clausi
Link d'acquisto: Amazon , Bookrepublic


Una storia triste

"Era la fine degli anni novanta e mancavano pochi mesi al giorno della mia laurea.
Per puro caso avevo saputo che la mia ex maestra elementare viveva in una casa di riposo e avevo deciso di andarla a trovare.
Un pomeriggio, quindi, presi l'autobus e mi recai nel paesino dove si trovava questo istituto.
Quando arrivai sul posto, mi guardai intorno con curiosità.
La struttura era collocata su un'altura ed era immersa nel verde. Da quel punto si poteva vedere il mare che, in linea d'aria, distava circa cinque o sei chilometri.
All'inizio di un lungo viale alberato c'era una enorme pianta di eucaliptus, tanto alta da far girare la testa a chi la guardava.
L'ingresso dell'istituto, invece, era preceduto da una gradinata su cui erano stati sistemati dei vasi di fiori dalle forme e dai colori diversi.
Mi rivolsi in portineria e chiesi della signora Silveni.
La portinaia chiamò un infermiere e gli chiese di accompagnarmi.
L'infermiere, un giovane alto e dalla carnagione scura, all'inizio mi guardò con un espressione stupita, poi accennò un lieve sorriso e, mentre mi conduceva nella camera della signora Silveni, mi chiese: -Lei è un parente?-
-No, perché?-
-Ho chiesto per semplice curiosità. Non viene mai nessuno a trovarla. Da quando l'hanno portata qui, io non ho mai visto venire nessuno-.
Io non dissi nulla, ma quella notizia mi turbò.
Quando arrivammo davanti alla stanza della Silveni, l'uomo bussò leggermente e subito dopo aprì la porta. Poi mi fece cenno di entrare, facendo uno strano sorriso beffardo.
-Permesso?- chiesi io timidamente.
-Non è ancora l'ora delle medicine, lo sa? E' inutile che viene adesso- borbottò la donna, visibilmente seccata.
Quando entrai mi ritrovai dinanzi ad una persona diversa da quella che ricordavo e da quella che immaginavo. Seduta su una sedia, accanto ad una finestra che affacciava sul giardino, c'era una donna che, secondo i miei calcoli, doveva avere poco più di sessant'anni, ma sembrava che ne avesse più di novanta.
Il viso era solcato da profonde rughe; i capelli, bianchi e radi, erano raccolti sulla nuca in una piccola coda; le mani avevano il dorso rovinato da macchie scure; la schiena era ricurva a causa della gobba; i piedi sottili erano infilati dentro pantofole almeno di due misure più grandi...
Appena vidi l'immagine di quella donna provai un profondo senso di angoscia.
Ricordo che, quando era la mia maestra, la Silveni portava i capelli corti. Già allora erano bianchi e vederli poi radi e stretti in una coda mi suscitarono un strano senso di tristezza, ma allo stesso tempo provai una immensa tenerezza.
Ai tempi in cui ero bambino, per una insegnante portare i capelli lunghi era una forma di civetteria. Forse, dopo aver abbandonato quel ruolo, la donna aveva cercato di permettersi un lusso a cui aveva dovuto rinunciare da giovane.
-Si ricorda di me?- chiesi, avvicinandomi a lei.
La Silveni mi scrutò a lungo, corrucciando la fronte, poi mi disse: -No, chi sei?-
-Sono Alfredo, Alfredo Russo-.
Lei, nel sentire il mio nome, non so perché, ebbe come un sussulto e, dopo qualche esitazione, esclamò: -Ah, ho capito! Tu sei quello che si è rotto la gamba!-
Era così che mi ricordava: come il bambino che si era rotto la gamba!
-Non sai quanti guai ho passato a causa di quel dannato bambino- disse ancora, non rendendosi conto del fatto che stesse parlando di me e che quel bambino ero io -a causa sua e della sua caduta, mi sono presa i rimproveri del direttore-.
Io rimasi in silenzio e lei continuò a parlare, guardando fissa davanti a sé, incurante della mia presenza: -Io lo sapevo bene che Andrea era un bullo. Sapevo che gli faceva i dispetti e che era stato lui a spingerlo giù per le scale...-
Si fermò, si strinse nelle spalle e poi, voltandosi verso di me, aggiunse: -Che cosa potevo fare? Avevo promesso ai genitori di Andrea che avrei aiutato il figlio. Loro ogni domenica mi portavano la ricotta fresca ed il formaggio... Erano persone ignoranti, gente di montagna... l'unica cosa che potevo fare per loro era aiutare il figlio e promuoverlo. Io non avrei potuto cambiare quel bambino. Quello era incorreggibile-.
Stavo assistendo ad una vera e propria confessione per fatti che erano accaduti molti anni prima.
Allora mi ero chiesto il perché del comportamento della mia maestra, ma non ero riuscito a darmi una spiegazione.
Quel giorno, inaspettatamente, mi era stata svelata la ragione della difesa ad oltranza che la Salveni aveva fatto in favore di Andrea, spesso creando delle ingiustizie.
-Ma tu sei nuovo, qui?- mi chiese d'un tratto la donna, fissandomi con evidente curiosità -è la prima volta che ti vedo!-
Con profondo dispiacere dovetti constatare che la mia ex maestra non era più una persona lucida.
-Sono Alfredo, un suo ex allievo- risposi.
-Ah, già Alfredo!- esclamò lei -me lo avevi detto-.
-Sai, perché ho fatto la maestra?- disse, riprendendo a parlare dopo una breve pausa -perché volevo rendermi autonoma. Volevo lavorare e avere uno stipendio. Mio padre voleva che io mi sposassi e avessi dei figli, ma io non volevo sposarmi...-
Io la guardai e annuii, dimostrandole che stavo seguendo il suo discorso.
-Non potevo sposarmi- continuò -io odiavo tutti gli uomini. Mio padre era stato un uomo terribile. Non hai idea di quanto male fece a mia madre. L'aveva tradita, derubata, picchiata. Alla fine l'ha fatta pure morire...-
Si fermò, scuotendo la testa e assumendo un'espressione che esprimeva rabbia e rancore; subito dopo riprese il suo triste monologo: -Io odiavo mio padre e immaginavo che tutti gli uomini fossero come lui. Sai che cosa ha fatto quando è morta mia madre? Ha iniziato una relazione con una donna che aveva abbandonato il marito. Quella donnaccia aveva un figlio e mio padre le dava una barca di soldi per fare studiare il bastardo-.
Rimasi sconcertato da quelle rivelazioni e non aprii bocca.
-E pensa- riprese la donna fissandomi con uno sguardo severo -che a me voleva impedire di studiare. Quando frequentavo il magistrale, la sera dovevo andare a lavorare per pagarmi gli studi... Ti sembra giusto? Io dovevo pagarmi gli studi e lui dava i soldi all'amante perché il figlio potesse andare a scuola!-
Io scrollai le spalle, non sapendo cosa rispondere.
-Ma come? Non dici nulla? Tu approvi il comportamento di mio padre?- rimbrottò lei, aggrottando la fronte.
-Ma no... io...- farfugliai confuso.
-Anche mia sorella dovette pagarsi la scuola superiore e poi l'università- disse la Salveni, guardando altrove e ricominciando il suo doloroso racconto, non curandosi più della mia presenza -ma lei ebbe la forza di non odiarlo. Mia sorella riuscì persino a giustificarlo. Lei era diversa da me. Lei si è sposata, ha avuto dei figli...-
La poveraccia si avvicinò alla finestra e poggiò una mano sul vetro. Guardò fuori, rimanendo in silenzio per lungo tempo, poi si sedette e riprese a parlare: -Io ho sempre tenuto gli uomini lontani da me. Li detestavo. Per me loro volevano solo dominare la donna. Io, invece, volevo essere libera, indipendente... L'unico che osò corteggiarmi fu Erminio, ma io lo rifiutai. Lo ritenevo inferiore a me-.
-Secondo te, è giusto che una donna si faccia dominare da un uomo?- chiese, voltandosi di colpo verso di me.
-Certo che no- risposi io, quasi in un mormorio.
-Certo che no- ripeté lei -eppure nella mia esperienza ho assistito solo a questo: donne sottomesse agli uomini-.
Io mossi le labbra per parlare, ma la Salveni mi precedette e ricominciò a raccontare la sua vita: -Dopo che conseguii il diploma, riuscii subito a trovare lavoro. Non hai idea di quanto fui felice di andare via da casa. Mi mandarono ad insegnare in una scuola elementare di un paesino di montagna. Presi una casetta in affitto e finalmente cominciai a vivere lontano da mio padre. Ero contenta, ma non avevo considerato il fatto che dovevo gestire dei bambini ed io non amavo i bambini. Io non avevo pazienza con i bambini. Non riuscivo ad affezionarmi ai bambini... neppure ai miei nipoti...-
Mentre la donna faceva il suo racconto, io la rividi nella mia classe quando, tanti anni prima, giovane insegnante della scuola elementare di via Dante Alighieri, strillava con noi alunni e afferrava la sua bacchetta per punirci.
Allora mi resi conto che quella maestra non amava i suoi allievi, ma non ne capivo il motivo.
-Non riuscivo ad amare i miei alunni- riprese la Salveni -perché io non ero madre. Non ho mai osato confessarmelo, ma l'ho sempre saputo. Ma come potevo essere madre, senza amare un uomo? Per anni li ho odiati gli uomini e poi, quando oramai non potevo più rendermi attraente, ho cominciato a desiderare un marito ed un figlio...-
Quelle confessioni mi suscitarono un gran senso di tenerezza, ma al contempo mi crearono un enorme imbarazzo.
Quella donna era terribilmente infelice e sola; lo era sempre stata e in quel momento, soltanto in quel momento, osservandola meglio, mi accorsi di quanto fossero magre le sue mani: erano ossute e deformate. Facevano impressione; così come faceva impressione quel corpo esile curvo sotto una orrenda gobba.
-Quando facevo l'insegnante- continuò la Salveni -l'unica mia soddisfazione era fare il mio dovere e istruire i miei alunni... ma quando quel dannato bambino cadde dalle scale per colpa di Andrea e fui rimproverata dal direttore, mi sembrò di avere sbagliato tutto nella vita. Per mesi ho sofferto. Ho riacquistato la mia sicurezza solo quando ho cambiato classe e ho ricominciato con una prima-.
A quelle parole il mio voltò si infiammò, ma la donna non si accorse della mia reazione. Lei guardava fisso davanti a sé.
-Ho odiato Andrea e la sua prepotenza- disse, voltandosi di colpo verso di me e guardandomi con un'espressione che esprimeva autocommiserazione -ma non potevo punirlo perché avevo promesso ai suoi di aiutarlo. I suoi genitori erano due contadini rozzi e ignoranti. La loro condizione non mi impietosiva, anzi quasi mi disgustava, ma sentivo il dovere di aiutarli. Quando la madre di Andrea veniva a casa mia per portarmi la ricotta, aveva sempre le mani sporche e le scarpe piene di terra. La sua trasandatezza mi irritava. Ma non potevo rifiutarmi di aiutarli. Ma credi che sia servito a qualcosa? Andrea è diventato un delinquente...-
Si fermò, guardò l'orologio, un oggettino arrugginito e con il quadrante lesionato, e poi mi disse: -Non è ancora l'ora delle medicine, sai?-
Era evidente che non si era resa conto di chi fossi, tanto è vero che dopo qualche minuto mi chiese: -Ma lei mi sembra una faccia non conosciuta. E' nuovo qua dentro?-
Era la seconda volta che mi faceva questa domanda ed ancora una volta io le risposi: -Sono Alfredo, un suo ex allievo-.
La mia risposta non aveva senso; quella donna, chiusa nel suo piccolo mondo e con una mente che aveva oramai perso la lucidità, avrebbe subito dimenticato la mia identità.
-Sono sola, sono sempre stata sola- riprese la Salveni con un tono di voce che esprimeva una profonda tristezza, guardando fuori attraverso i vetri della finestra -mi sono sentita tremendamente sola quando è morta mia madre. Mio padre non mi dava affetto e mia sorella era più piccola di me e non poteva confortarmi. Ero io che dovevo occuparmi di lei. Quando mia sorella si è sposata io sono tornata a vivere con mio padre. L'avevo sempre odiato, ma poi lui si era ammalato e mi aveva chiesto di accudirlo...-
Gli occhi della donna divennero lucidi e la voce cominciò a tremare, ma le parole continuarono a scorrere da quella bocca come i fiocchi di neve che cadono incessanti dal cielo: -Lo avevo odiato e poi mi era toccato stargli accanto durante la malattia. Lui non aveva mai accudito mia madre quando era malata. Quando mia madre era a letto, lui usciva con le sue amanti... Era sempre stato un uomo cattivo, egoista, stupido ed io non l'ho mai perdonato. Non l'ho perdonato, ma gli sono stata vicina fino alla fine. Quando è morto, ho sentito un senso di sollievo. Finalmente mi ero liberata di quell'uomo che era stato la causa della mia infelicità e di tutto l'odio che io portavo nel cuore...-
Le rivelazioni di quella povera creatura che, quando ero bambino, avevo visto come una persona fredda ed insensibile, mi angosciarono.
Mi trovavo di fronte ad una donna immensamente infelice che aveva sempre riversato sugli altri le sue frustrazioni e la sua rabbia, perché non era mai stata capace di superare il suo dolore.
Per la terza volta, scrutandomi a lungo, la Salveni mi chiese: -Ma lei è nuovo qui?-
Io sorrisi, non per prendermi gioco di lei, ma perché la sua condizione mi suscitava tenerezza, e per la terza volta risposi: -Sono Alfredo, un suo ex alunno-
-Alfredo...Alfredo...- mormorò lei e, dopo una breve pausa, disse: -Sai, Alfredo, io ho assistito mia madre; dopo la sua scomparsa ho cresciuto mia sorella; poi ho accudito mio padre fino alla morte, ma di me non si prende cura nessuno. Mia sorella mi ha scaricato, rinchiudendomi in questo postaccio. Sono rimasta sola. Non mi viene a trovare mai nessuno. I miei nipoti mi detestano. A nessuno importa di me-.
-Mi dispiace- proferii io, sinceramente addolorato per quella situazione, ma la Salveni mi guardò con sospetto: forse pensava che la stessi prendendo in giro.
-Ti dispiace?- mi chiese, accigliandosi.
-Si, mi dispiace- ripetei io.
-A nessuno dispiace di me. Io sono sola. Hai capito? Sono sola, sola, sola...- gridò e poi scoppiò a piangere, singhiozzando forte.
Dopo qualche istante entrò un infermiere, un ragazzo minuto, con il viso pieno di lentiggini, che con un'espressione divertita, rivolgendosi alla Salveni, disse: -Su, non facciamo i capricci nonnina. Stai buona che ora ti porto le medicine-.
-Vattene via, vattene via. Lasciami in pace- protestò la donna tra le lacrime.
Il ragazzo mi fece l'occhiolino ed io, in evidente imbarazzo, istintivamente uscii dalla stanza. Poco dopo mi raggiunse l'infermiere, il quale, mentre richiudeva la porta alle sue spalle, mi disse: -Hai visto in che condizioni è? E' inutile che vieni a trovarla, tanto non ti riconosce-.
-Già- mormorai io, sentendo un grande senso di sconforto.
Mi congedai, farfugliando le solite frasi di cortesia, e raggiunsi in fretta l'uscita, impaziente di lasciare quel posto.
Ricordo che quando tornai a casa mi sentii profondamente angosciato e per diversi giorni non feci altro che pensare alla mia ex maestra ed alla sua infelice situazione.
Ai tempi in cui io frequentavo la scuola elementare, la figura della maestra godeva di grande prestigio.
L'insegnante ricopriva un ruolo che era considerato rilevante per la formazione di quella che sarebbe stata la società del domani.
Nessuno, però, si preoccupava di come fosse l'essere umano che svolgeva quella delicata funzione.
Nessuno pensava che dietro la maestra che bacchettava, che istruiva, c'era la persona con la sua storia, i suoi drammi, le sue fragilità.
Io avevo avuto una maestra che aveva sempre indossato la maschera della educatrice severa, fredda, che esigeva molto dagli alunni; ma dietro quella maschera si nascondeva una donna tremendamente infelice, sola, incapace di trasmettere amore a quegli esseri ai quali cercava di trasmettere il sapere.
Non avevo mai sentito affetto per la Salveni e non so neppure io perché mi era sorto quel desiderio di andarla a trovare.
La cosa strana fu che mi ero sempre sentito vittima di quella persona e delle ingiustizie che mi aveva costretto a sopportare, ma dopo averla incontrata in quella casa di riposo, mi sentii quasi in colpa per i sentimenti che avevo provato per lei e per la prima volta sperimentai qualcosa di cui avevo sempre sentito parlare, ma che non avevo mai conosciuto: il perdono.
Quel perdono, tuttavia, non era offerto solo per i torti che io avevo subito da bambino. Io sentivo di dover provare un perdono che andava al di là della mia singola, piccola esperienza di bambino, e che doveva essere estesa a tutto ciò che quella donna infelice aveva fatto nella vita.
Sentivo che si doveva perdonare quella donna per l'odio che aveva provato verso il padre, per tutta la rabbia che aveva covato nel cuore, per l'incapacità di amare i suoi allievi e persino i suoi nipoti, per il disprezzo che aveva provato verso l'unico uomo che l'aveva amata, per il rifiuto del figlio che non aveva mai avuto..."

Mystfest: il concorso del giallo e del noir in collaborazione con Giallo Mondadori

Di seguito vi lascio il comunicato stampa del concorso Mystfest, organizzato dalla città di Cattolica e ormai alla 42esima edizione, in collaborazione con Mondadori. Per leggere il bando, potete cliccare qui.

Comunicato stampa
Torna puntuale e atteso anche quest'anno il concorso organizzato dal Comune di Cattolica Assessorato alla Cultura- Ufficio Cinema-Teatro in collaborazione con Il Giallo Mondadori dedicato al mondo del mistero e del noir.
Forte di una tradizione decennale che lo ha reso negli anni punto di riferimento indiscusso nel panorama del giallo italiano ed internazionale, il Premio cattolichino continua a crescere: nel 2014 Il Giallo Mondadori ha deciso di premiare l'alta qualità dei lavori pervenuti con ben 4 pubblicazioni nella storica collana dedicata al genere, valorizzando il Premio come autentica fucina di talenti. Per la prima volta infatti oltre alla vincitrice “La bambina pagana” di Ilaria Tuti, sono stati dati alle stampe anche “L'uomo dei cani” di Diego Di Dio, “L'impiccata” di Diego Lama e “Il male liquido" di Miller Gorini. Non solo un concorso quindi, ma una vera e propria vetrina per appassionati del giallo e della scrittura, un trampolino di lancio per quanti sognano di scrivere il loro nome accanto ai grandi vincitori del passato che hanno segnato la storia della narrativa italiana del settore a cominciare da Secondo Signoroni e Loriano Macchiavelli, solo per citarne un paio.

Innovazione, ma anche tradizione per il premio nato nel 1973 dall'estro creativo di Enzo Tortora con Alberto Tedeschi e Oreste del Buono. Confermata anche per questa edizione la giuria d'eccezione formata da: Cristiana Astori, Annamaria Fassio, Franco Forte, Carlo Lucarelli, Valerio Massimo Manfredi, Marinella Manicardi, Andrea G. Pinketts e Simonetta Salvetti.
I lavori dovranno essere presentati in formato cartaceo ed elettronico entro e non oltre il 25 Maggio 2015 rispettando i criteri riportati nel bando allegato e consultabili sul sito www.mystfest.com.

A partire dal 25 giugno un lungo weekend di approfondimento e intrattenimento rigorosamente in giallo con proiezioni, retrospettive, corsi di crime writing e presentazioni di libri farà da cornice alla premiazione del Concorso prevista per il 27 giugno.

Il programma dettagliato però, come da miglior tradizione, è ancora un mistero, da svelare insieme sotto il sole Giallo di Cattolica.

domenica 10 maggio 2015

Recensione 8 - Allucinazioni, Daniele Conventi

"Lei, però, rimane impassibile. Un breve sussulto, l'arma le cade. Null'altro ( sembra un burattino... una marionetta ). Il suo respiro si fa cavernoso( il vento in una tomba... in una tomba ). La stanza inizia a tremare ( i suoi occhi... ). L'espositore pieno di liquori sussulta ( rubini di sangue ). Le bottiglie si infrangono ( ...li ho visti...li ho visti ) sputando ruscelli di liquido rosso. La finestra s'infrange in un'esplosione di vetri e d'improvviso un forte vento tenta di trascinarmi fuori dalla stanza ( un buco nero... un buco nero nella stanza ), verso di lei. Mi aggrappo al bancone del bar, inchiodato alle assi del pavimento ( non voglio cadere! non voglio cadere! ). Mi sento come se rischiassi di cadere di sotto da un palazzo. Rimango appeso al mio appiglio per non essere portato via. Lei ( è uno spettro... uno spettro )avanza come nulla fosse.
Non cede al vento, non si aggrappa a nulla. Cammina come se nulla fosse. Solo la mantella si agita, i lembi tirati lasciano scoperte le spalle ed il collo bianco ( solo ossa, sembra fatta di sole ossa ). Il cappuccio le si scompone appena, giusto per permettermi di dare un altro fuggevole sguardo al suo ( occhi di brace... antri dell'inferno )." 

"Allucinazioni", opera di Daniele Conventi, è una raccolta di cinque racconti horror-thriller edita da Narcissus. Qui potete leggere la sinossi dei racconti ed acquistare l'ebook. 

Già guardando la copertina non possiamo fare a meno di provare un brivido e una forte inquietudine. La stessa che ci accompagna durante la lettura dell'intero volume: si tratta di cinque storie dal retrogusto horror-thriller, più o meno lunghe e articolate, che ci raccontano cinque situazioni totalmente diverse, ma tutte legate da uno spesso filo conduttore: l'allucinazione, la paranoia, la persecuzione del protagonista da parte di figure  perverse... o talvolta da se stesso.

Le storie sono tutte ben strutturate, anche le più brevi; i personaggi sono analizzati nei dettagli della loro psicologia grazie all'uso della prima persona, anche se non esclusivo: c'è, infatti, un continuo passaggio da un punto di vista interno a uno esterno, perfettamente funzionale allo sviluppo della storia, che rende la narrazione dinamica. 
In questo modo l'autore crea uno stile ansiogeno, serrato, assolutamente coinvolgente.
Ne sono un esempio le frasi inserite tra parentesi, brevi e accavallate tra loro, che riportano in libertà quasi come un flusso di coscienza i pensieri dei personaggi e creano nel lettore un senso di vuoto, di attesa, di ansia crescente.
In altri punti, però, Daniele Conventi rende il suo stile disteso, rilassato, descrivendo con ironia e leggerezza scene di vita quotidiana in cui quasi ci si può riconoscere, dimostrandosi, grazie a questo eclettismo stilistico, estremamente talentuoso.

Alcune delle storie, come "Incubus Hotel" e "Due Mondi", sono più vicine al paranormale; altre, come "Mi senti?", "Persecuzione" e "Gli Orchi" sono verosimili, cosa che le rende ancor più inquietanti. 

Tutte le storie lasciano col fiato sospeso fino alla fine e, più di una volta, con l'amaro in bocca dopo il finale; non perché questo ci deluda, anzi. Ma non voglio anticiparvi nulla. 

Ciò che mi è piaciuto di più di quest'opera è stato lo stile dell'autore, che mi ha tenuta sulle spine dall'inizio del primo racconto alla fine dell'ultimo. E' difficile per me dire quali delle storie mi sia piaciuta di più. 
"Mi senti?", forse, per le grandi sensazioni che è riuscita a darmi nonostante sia la storia più breve; "Due mondi", probabilmente, per l'intreccio strutturato magistralmente. "Persecuzione", sicuramente, per il finale.

6 stelle su 5... anche se non si può! 

Estratto: I due volti di Nuova Delhi, Annarita Tranfici


Titolo: "I due volti di Nuova Delhi"
Autore: Annarita Tranfici
Link d'acquisto: Amazon , Bookrepublic  


"[...] Da quando Kiran aveva incrociato il suo cammino, tutto nelle sue giornate si era caricato di nuova luce, di una bellezza armoniosa capace di rendere a quell'esistenza modesta e a tratti un po' monotona, un pretesto per essere vissuta con gioia e nuove speranze. Le persone alle vicine, specialmente le sorelle maggiori, gliel'avevano visto nascere negli occhi l'amore, Riconoscendo il luccichio tipico che lo caratterizza e lo rende inconfondibile. Quei sentimenti non più troppo segreti, sbocciati come una rosa a primavera, l'aveva resa ancora più incantevole, più affabile, più dolce, ingentilendone i lineamenti e il cuore. La bella Kajal aspettava nient'altro che un amore; lo aveva immaginato, desiderato, sognato."

sabato 9 maggio 2015

Estratto: La Fenice Bianca, Federico Prosdocimi

Titolo: La Fenice Bianca
Autore: Federico Prosdocimi
Quest'opera è inedita. Per saperne di più, contatta l'autore su Facebook.



"A notte fonda due pastori stavano perlustrando i boschi del Terfen con le loro torce.
-Sei inaffidabile!-disse il più anziano- Ti ho lasciato per la prima volta a badare le pecore da solo e ne hai già persa una!
-Scusa papà.
-Le tue scuse non ci faranno riavere la pecora! E ora per colpa tua dobbiamo star qui a.....Hai sentito?!
-Cosa?
-Sta zitto e ascolta!
Entrambi si misero in ascolto nel tentativo di ritrovare quel suono.
-E' un belato! - esclamò il giovane.
-Già, finalmente l'abbiamo trovata.
Rapidi i due pastori si diressero verso l'animale, ma ad un tratto il più giovane si fermò di colpo.
-Papà... disse intimorito.
-Che cosa c'è adesso?- chiese seccato.
-Che cosa è quello?
Il pastore guardò nella direzione indicata dal figlio, lontana sulle scure sagome delle Montagne di Ghiaccio si vedeva una piccola luce bianca.
-Non lo so, forse il focolare di qualcuno...
La luce brillò ancora per pochi secondi e poi si espanse di colpo diventando un bagliore accecante illuminando l'intera notte come se fosse giorno."

Estratto: Il Ritratto, Irene Milani

Titolo: "Il Ritratto"
Autore: Irene Milani
Link d'acquisto: Amazon , Bookrepublic


"  “E questo cos’è?” – chiese rigirando tra le mani il biglietto anonimo di Tristan, che avevo dimenticato di aver infilato nel diario il giorno del mio compleanno.
  “Il biglietto di auguri di Tristan – risposi, arrossendo in volto, mentre lei lo apriva e lo faceva passare a Alice e Cecilia, stupita – ovviamente non è firmato…”
  “Questo sì che è un ragazzo in gamba! – commentò rigirando il cartoncino tra le mani, guardando prima l’immagine, poi la scritta sul retro – carino, gentile, romantico… fossi in te non me lo lascerei scappare!”
  “Dimentichi solo che le nostre famiglie sono nemiche mortali, nel vero senso della parola” – ribattei. Non avevo nessuna intenzione di parlare di Tristan, il ricordo del sogno del bacio era ancora troppo vivo in me perché riuscissi a farlo serenamente, con distacco.
  “Come Giulietta e Romeo! – esclamò lei di rimando – è estremamente romantico!”
  “Ti devo ricordare come finisce la storia? – replicai – non ho intenzione di uccidermi con il suo pugnale…”
  “Se è per questo ti sfido anche a trovare uno speziale – disse lei ridendo di gusto, seguita a ruota da Alice e Cecilia. Si stavano letteralmente sbellicando dalle risate, mentre io non ci trovavo assolutamente niente di divertente.
  Mi sembrava inconcepibile che fossimo a poche centinaia di metri l’uno dall’altra e che lui non fosse potuto venire alla mia festa; altrettanto assurdo era che pur avendo il giorno successivo un’importante presentazione da fare insieme, non ci era concesso di trovarci per ripassare, per aiutarci a vicenda… Di fatto non potevamo nemmeno parlarci.
  Mentre le mie amiche ridevano a crepapelle, Olga era addirittura sdraiata sul piccolo tappeto che usavo come scendiletto, senza nemmeno accorgermene, iniziai a piangere.
  Grosse lacrime scivolavano silenziose lungo le guance, andando a cadere sulle pagine del diario dove avevo intenzione di annotare le informazioni sulla nostra vacanza.
  Inizialmente, troppo divertite dall’immagine di me che andavo in cerca di uno speziale (l’idea di cercare su facebook o di chiamare il Gabibbo erano solo alcuni dei loro suggerimenti) non si accorsero del mio pianto, sommesso ma incontrollato.
  Poi si guardarono l’un l’altra, incredule, rendendosi conto che forse avevano esagerato. Olga, in quanto si riteneva responsabile di aver iniziato quello scherzo, mi si accostò. Delicatamente mi sollevò il viso, asciugandomi con un fazzolettino.
  “Scusa – iniziò, visibilmente imbarazzata dalla mia reazione – evidentemente non avevo capito quanto tu fossi coinvolta, altrimenti non avrei detto queste cose… pensavo lo avessi dimenticato…”
  “Lo pensavo anch’io – dissi in un sussurro, la voce ancora rotta dal pianto – ma non riesco a togliermelo dalla mente. Quando penso di esserci riuscita, lui salta fuori con un gesto tipo questo del biglietto… pensa che è venuto apposta in treno a scuola solo per darmelo quando ero da sola…”
  “Caspita – disse Alice, ormai erano tutte inginocchiate accanto alla sedia su cui ero seduta, con lo sguardo basso e i lucciconi agli occhi – allora anche lui dev’essere messo male!”
  “Cosa intendi?” – chiesi guardandola stupita, come se avesse appena detto di aver visto Di Caprio o Jonny Depp nel mio giardino a piantare ortensie con mia nonna.
  “Dico che se si comporta così è perché anche lui è cotto di te.” – spiegò lei laconica."

Estratti: le opere di Eugenio Nascimbeni

Titolo: "Delirio"
Autore: Eugenio Nascimbeni
Link d'acquisto: Amazon , Feltrinelli


"  Più si avvicinavano alla meta, più il vecchio faro perdeva l’aspetto lindo e rassicurante che possedeva guardandolo da casa in lontananza: da distanza ravvicinata, per contro, sembrava ammantato di una luce sinistra e vagamente inquietante, come un castello diroccato che si erge nel bel mezzo di una landa solitaria.
  Ancora di più, quel vecchio edificio corroso in più punti da anni di salsedine, pioggia, vento e sole accecante, si mostrava loro con le truci fattezze umane di una losca sentinella per nulla felice di ricevere delle visite di cortesia, geloso quasi della sua fiera e statuaria solitudine.
  Le vetrate poste sulla sommità erano occhi sbarrati e vigili che pattugliavano il territorio e la porta d’ingresso, che ora vedevano abbastanza nitidamente, una bocca spalancata pronta a lanciare un grido d’allarme."


Titolo: "Il traghettatore"
Autore: Eugenio Nascimbeni
Link d'acquisto: Amazon , Feltrinelli , cartaceo


" - Ti sei addormentato, dicevo, ed hai cominciato a ronfare come un ghiro, poi ad una certo punto un sobbalzo: urla, grida, colpi di tosse, la voce del Capitano che strillava nell’altoparlante: TUTTI AI PUNTI DI RIUNIONE! TUTTI AI PUNTI DI RIUNIONE! Un incendio improvviso, spaventoso in tutta la sua virulenza, una vera e propria ecatombe, uno dei peggiori disastri di tutti i tempi, ed i sopravvissuti furono davvero pochi. Gli ultimi a morire, quelli che avevano cercato scampo infilandosi nelle cabine aperte, si accasciarono ben presto a terra, gli occhi sbarrati, la bocca innaturalmente contratta in una smorfia, con l’odore dolciastro dei corpi bruciati che ben presto si stese su di loro come un sudario.
Il vecchio si era fermato, aveva portato le mani unite sopra le labbra quasi in un gesto di raccoglimento o di profonda afflizione, e lo sguardo era rivolto verso il pavimento, come se stesse ripensando alle scene che aveva appena finito di descrivere e ne fosse ancora profondamente turbato. Alex lo fissò interrogativo.
- Dunque, vediamo se ci prendo: mi stai dicendo che non solo conosci tutto della mia vita, ma che riesci persino ad impossessarti dei miei incubi?
Il vecchio disgiunse le mani, girò il volto verso il ragazzo e corrugò la fronte.
- Incubi? Quali incubi?
- Bé, quello che mi hai appena così ben descritto ha tutta l’aria di esserne uno. Riesci persino ad intrufolarti nei sogni degli altri, dunque?

- No Alex, ti stai sbagliando di grosso. Non so come dirtelo, ma ti ho promesso di rivelarti tutto, e dunque così sia. Non è stato un sogno, e nemmeno un incubo. C’è stato davvero un incendio a bordo della Nomentana e tu sei una delle vittime. Sei morto alle 23.52 di ieri sera, mi dispiace molto Alex, credimi."


Titolo: "L'angelo che portava la morte"
Autore: Eugenio Nascimbeni
Link d'acquisto: AmazonIbs , cartaceo


"Ebbe un attimo d’indecisione, rapido quanto può esserlo un battito di ciglia, poi abbandonò ogni indugio, si calò sul capo il velo nero che aveva conservato sulle spalle sino a quel momento, e fece correre la mano alla maniglia della camera. Entrò di soppiatto e, grazie alla guida di una piccola luce notturna che baluginava nella stanza, si diresse subito verso il letto su cui giaceva la vecchia. Rimase per un attimo in contemplazione di quel volto scavato, ossuto, pallido come cera, e di quella bocca spalancata innaturalmente, da cui fuoriusciva un respiro appena percettibile, come se provenisse da un luogo lontanissimo ed oscuro. Quella che aveva davanti era la più vivida rappresentazione della sofferenza, la più fulgida testimonianza di come non ci fossero ormai più speranze di una sopravvivenza realmente umana, degna di proseguire.
“Dio sia qui…” mormorò a bassa voce, avvicinandosi al contempo sempre di più.
L’attimo così atteso e così terribilmente temuto era dunque arrivato ed ormai non ci poteva essere più spazio per un ripensamento o per vacui scrupoli di coscienza. Allora allungò le mani verso il collo di Maria e trovò subito la catenina d’oro da cui pendeva una medaglietta recante impressa l’effigie della Beata Vergine. La sganciò, recuperò le due estremità e la ripose infine sul comodino accanto.

Sant’Anna e Santa Marta
Insieme sempre andavano
Insieme legavano
Insieme tagliavano il filo.
Così sia tagliato il filo della vita
di questa creatura agonizzante


Dopo avere recitato la formula sottovoce, scandendo con lenta sicurezza ciascuna di quelle parole rimandate a memoria, protese la sua mano verso la bocca della vecchia, adagiandola su di essa con leggerezza, ma in maniera inesorabile, mentre indice e pollice artigliarono le narici di Maria, sottraendole in tal modo l’ultimo refolo di vita. Percepì un debole sussulto, un ultimo disperato tentativo di sottrarsi a quella pace eterna che tutto acquieta, ma subito dopo avvertì il corpo di Maria che si afflosciava, svuotato di ogni più piccola stilla di energia, ed il battito d’ali di quell’anima che spiccava il volo. Recitò una preghiera frettolosa, poi fece ritorno alla porta, l’aprì, s’immise di nuovo nel corridoio e scomparve dentro di esso."


Titolo: "La profezia di Karna e l'amuleto maledetto"
Autore: Eugenio Nascimbeni
Link d'acquisto: cartaceo


"Athor si sentì divampare il petto da una nuova fiammata di cupidigia. Non poteva più sopportare la visione del suo incedere solenne, maestoso e ricco di grazia, sapendo che non gli sarebbe mai appartenuta. Vide in lontananza il morbido colore dei suoi capelli, lucenti come il sole d’estate, e ne rimase abbagliato. Rammentò la profondità dei suoi occhi, in fondo ai quali sembrava ardere il sacro fuoco della vitalità, e la bellezza della sua pelle, chiara e rilucente come l’alba. Tra tutte, la più bella. Tra tutte l’unica per la quale, al suo passaggio, si levava lo sguardo denso d’ammirazione di ogni uomo. Presto sarebbe stata sua. Per una sola ed unica volta, ma si sarebbe accontentato."

Estratto: Uomini Bestiali e Animali Umani, Eleonora Scali

Titolo: "Uomini Bestiali e Animali Umani"
Autore: Eleonora Scali
Link d'acquisto: Amazon , Bookrepublic


Dal racconto: un uomo fortunato.

«Mi dica, signora…» il medico consultò l’agenda in cerca del nome della sua paziente.
«Signora Nesci» disse Valeria. «Sono la moglie del commendator Nesci, del mobilificio…»
«Ah, sì, giusto. Angiolina mi ha riferito che si tratta di un’urgenza».
La donna non sapeva come affrontare l’argomento. «Ho terminato le medicine per mio marito» fu la prima cosa che le venne in mente. «Colesterolo alto, ricorda?» Il dottor Rossi la guardò stranito, prese il ricettario dal cassetto, maledicendo mentalmente Angiolina per averlo tirato giù dal letto per una stupidaggine del genere e cominciò a scrivere.
Valeria percepì il risentimento del giovane dottore e si affrettò ad aggiungere: «Non è solo per la ricetta che sono qui». Il dottor Rossi le porse il foglio e attese. Valeria era diventata paonazza. Appoggiò la borsa a terra, vicino alla sedia, si sistemò il foulard intorno al collo, si schiarì la voce: «Ecco, dottore, si tratta di una cosa un po’ delicata».
«Parli pure, sono un medico».
«Dunque, c’è una mia cara amica che ha un grosso problema» e qui si interruppe, si tolse il foulard e prese a cincischiarlo fra le mani.
«Parli liberamente. Se posso esserle di aiuto…»
«Ecco, la mia amica ha un figlio, un giovanotto ormai, bel ragazzo, intelligente solo che…» Valeria si fermò a riflettere: “E se mi chiede chi è questa amica? Se capisce che il figlio è il mio? Come posso dire frocio in modo più elegante? Magari mi prende per una poco di buono”.
«Cos’ha il figlio della sua amica?» la incalzò il medico.
«Lei, la mia amica, ha scoperto, anzi no, pensa, o meglio, ipotizza che suo figlio sia» Valeria si toccò l’orecchio «…un po’ frù-frù».
«Non capisco, signora Nesci».
«Frù-frù, sì insomma, poco maschio. Uno a cui non piacciono le donne».
«Intende omosessuale?»
Valeria si maledisse perché non le era venuta in mente quella parola. Se la utilizzava il medico doveva essere il termine scientifico. «Sì, esatto, lui ha quella malattia da uomo-sessuale, appunto».
Il dottor Rossi non sapeva se ridere o piangere. «Dunque?» chiese trattenendo le lacrime.
«La mia amica voleva sapere che tipo di terapie, quali farmaci, insomma che sistemi ci sono per curare questo malanno».
«Nessuno».
«Oddio!» esclamò Valeria. «Vuol dire che è incurabile?»
«Voglio dire che non è una malattia».
.La donna si portò la mano al petto. Il cuore le batteva all’impazzata: «Quindi dovrei rassegnarmi? Cioè, la mia amica dovrebbe rassegnarsi ad avere un figlio uomo-sessuale?»
«Potrebbe consultare uno psicologo».
«Ma il ragazzo è frocio, mica pazzo!» urlò Valeria prossima a una crisi isterica.
«Lo psicologo potrebbe aiutare lei, ehm, cioè, la sua amica, non il figlio».
«Che stupidaggine. Lui è malato e la mia amica dovrebbe andare da un dottore?»
«Uno psicologo potrebbe spiegare meglio di me alla sua amica cos’è l’omosessualità e come accettarla».
«Va bene, ho capito. Lei non vuole aiutarmi». Valeria ficcò la ricetta di Selectin in borsa e se ne andò.
Prima di dirigersi dal fornaio per le solite quattro rosette ben cotte, fece una lunga passeggiata nel parco per distendere i nervi. Che razza di imbecille quel dottorucolo. Non aveva capito un fico secco. Lei, da uno psicologo? Che sarebbe dovuta andare a farci? In quel momento passò davanti alla parrocchia ed ebbe una folgorazione. Dove non arrivavano i dottori potevano i miracoli. Pregare l’avrebbe aiutata. Salì la scalinata e spinse il grande portone. La chiesa era fresca, semibuia e accogliente. Su una panca c’erano quattro vecchiette che snocciolavano il rosario. La tendina del confessionale era chiusa, Don Vinicio doveva essere là dentro. Raggiunse la postazione, s’inginocchiò e tirò bene la tenda.
«In nomine patris et filii et spiritus sancti» disse subito il sacerdote.
«Amen» rispose Valeria.
Il parroco attese un poco, ma la donna taceva. Allora pose la domanda di rito: «Hai peccato figliola?»
«No, padre. Ho bisogno di un consiglio per il mio ragazzo».
«Di che si tratta, cara».
«Da qualche tempo lui è… strano» fu la cosa migliore che le venne in mente.
«Spiegati meglio, figliola».
«Dice cose insensate».
«Ad esempio?»
«Che gli piacciono gli uomini» sussurrò Valeria d’un fiato. Dall’altra parte un lungo silenzio. «Mi ha sentito, padre?»
«Perfettamente».
«Allora? Cosa mi consiglia?»
«Questa, ehm, stranezza quando è iniziata?»
«L’ho scoperta appena ieri». Valeria tralasciò di menzionare come. Magari pure Don Vinicio aveva visto il programma della D’Urso e allora addio anonimato.
«Il ragazzo ha già compiuto atti impuri?»
«Cioè?»
«Ha effettuato pratiche relative a questa devianza?»
«Oh, come parla complicato, padre».
«Vedi figliola, la chiesa non condanna la tendenza a quel tipo di amore, quanto i comportamenti che ad essa seguono. Se tuo figlio è cristiano può gestire la sua condizione attraverso il sacrificio, la padronanza di sé, la preghiera e la castità».
L’unica cosa chiara per Valeria fu quell’ultima parola, ma voleva esser certa di aver capito bene e domandò: «Vuol dire che, se mio figlio non ha avuto rapporti sessuali con un altro uomo, può guarire?»

Il prete fece un gran sospiro.

Estratto: Any Man - Uomini semplici in storie fantastiche” , Carlo Francesco Zappulla

Titolo: "Any man – Uomini semplici in storie fantastiche” 
Autore: Carlo Francesco Zappulla
Link d'acquisto: Amazon , Bookrepublic


" Una voce, era difficile capire da dove provenisse, tentava di sovrastare la potenza del vento: “Fratelli, è tempo di redimersi! Voi, che avete peccato, avrete poco tempo per espiare le vostre colpe!”.
Non c'entrano questa volta i gigli, vero?
“Non credo!” rispose Cyvin. Aireen si limitò a mandargli un'occhiata, senza chiedere cosa avesse detto Nathan, anche se la curiosità era tanta.
“L'uomo ha bisogno di credere!”. Cyvin si era avvicinato di più al Druido perché le parole che aveva detto erano state portate via dal vento. “Puoi ripetere?” disse quando era nei suoi pressi.
Il Druido si fermò. Alla loro sinistra c'era una piazza battuta dal vento, al centro, invece, un pozzo che s'intravedeva appena. La penombra stava inghiottendo quella parte della città. “I predicatori! Si stanno moltiplicando!” disse a Cyvin. “Succede spesso quando qualcosa di oscuro si affaccia nella nostra epoca!”. Cyvin aveva sentito ogni singola parola, ma sperava di essersi sbagliato. Vide l'uomo dal volto celato fargli segno di seguirlo. "

Estratto: La tua storia, Alessandra Rinaldi

Titolo: La Tua Storia 
Autore: Alessandra Rinaldi
Link d'acquisto: Amazon , Bookrepublic


"DAL DIARIO DI ALESSIA.

Martedì 27 febbraio 1996 ore 14,00

E' difficile cominciare a scrivere così. Una persona pensa di avere tante cose da dire poi, quando si trova con il foglio bianco, non sa mai da che parte cominciare.
Naturalmente, tutti i miei pensieri, sia quelli che riuscirò a scrivere che gli altri, sono rivolti a te.
Spero solo che, dovunque tu sia adesso, possa continuare a vedermi, ad ascoltarmi. Mi piace cullarmi nel pensiero che, nonostante tutto, possiamo essere ancora vicini. Sicuramente è un modo per sentirmi meno sola. Sono stanca. Molte cose non hanno più senso. A volte vorrei essere lì con te. Lo so che è assurdo, ma tu hai scelto la strada più facile, lasciando a me la più difficile. Non voglio dimenticare nulla di quello che ci riguarda: ne' i momenti belli, ma nemmeno quelli brutti. Spero che il tempo passi. Spero di riabituarmi a stare senza di te.

30 Settembre 1995

…cosa faccio ora? Tornerò nel mio paesello di campagna per rimettere insieme i pezzi della mia vita.............

Ottobre 1988

“Uffa, Donatella! Non so come hai fatto a convincermi a venire a fare jogging con te! Mi sembra di non avere più le gambe e faccio fatica a respirare.”
“Alessia! Questo da te, no! Vai in palestra cinque giorni alla settimana e non sei in grado di fare una corsettina!”
“Quella che stiamo facendo, non è una corsettina, è una galoppata! In ogni modo, non è questo che mi spaventa, mi preoccupa il fatto che non avrò un secondo per riposarmi dato che dovrò essere di nuovo a casa tua fra meno di due ore. Ci andiamo, vero, al Biancaneve?”
“Ale, quante volte siamo mancate dall’inizio di Settembre? Ormai se non ci siamo noi, non aprono nemmeno il locale. Giurami, però, che torneremo presto. Almeno una sera alla settimana vorrei essere a letto prima dell’alba”
“Dona, non dirlo a me! Io di giorno, non ce la faccio! Mi sembra di dormire sul posto di lavoro, ma è una discoteca dove ci si diverte troppo, quasi come quest’estate a Riccione!”
“Ale, non esagerare. Niente può essere paragonato all’estate che abbiamo trascorso a Riccione”
“Ok. Però adesso me ne vado a casa. Ci vediamo fra due orette”
Mi metto al volante e guido lentamente.” Sono fortunata ad avere un’amica come Donatella” penso “non ci conosciamo da molto, anzi ci conosciamo dall’estate scorsa, però ci siamo trovate subito così in sintonia!!!” Questi pensieri mi fanno fare un tuffo nel passato…….

Luglio 1987

Che estate calda! Che bella! Noi ci stiamo divertendo tantissimo. E’ stupendo avere una schiera di amici così speciali. Ci conosciamo ormai da tantissimi anni e, anche se abitiamo in paesi diversi e abbiamo frequentato scuole differenti, siamo veramente un gruppo affiatato. Siamo di età disparate: si inizia dai “piccolini”, di diciotto-diciannove anni, fino ad arrivare a noi “adulti” di ventiquattro. Alcuni ragazzi li abbiamo persi lungo il percorso e si sono aggregati ad altre compagnie, altri si sono fidanzati e non escono più con noi; all’interno del branco sono nate nuove coppie, che vediamo saltuariamente, ma generalmente riusciamo sempre ad essere in un numero considerevole per creare una comitiva chiassosa, con tanta voglia di condividere i piccoli problemi quotidiani, ma soprattutto tanto divertimento.
Fa parte di questa compagine anche mia cugina Silvia: chiamarla cugina non è esatto, lei non è solo una mia consanguinea: è la sorella che non ho mai avuto, è l’amica del cuore, è QUELLA CHE C’E’ SEMPRE!!! Se io sono felice, lei c’è, se io sono triste, è pronta a starmi vicino. E’ più giovane di me di qualche anno, ma questo non si è mai rivelato un ostacolo per la nostra complicità.
Il nostro punto di ritrovo è il Bar “Caffe’”. Da qui si sceglie dove trascorrere la serata. Può capitare che non si vada da nessuna parte e che si rimanga lì per ore a chiacchierare. Altre volte si decide per la discoteca: preferibilmente alla “Nuova Danza” E’ una serata afosa quando optiamo per quest’ultima: è un locale all’aperto per cui, con il caldo estivo, è perfetto. Il nostro arrivo non passa inosservato, come sempre, per il chiasso e le risate. Poi, come a volte capita, ci dividiamo un po’. Io sono in pista a ballare con Silvia, quando vedo passare un ragazzo fichissimo. Rimango folgorata immediatamente ma, come vuole la tradizione, lui non mi guarda neppure. Trascino Silvia fuori dalla pista e inizio la ricerca del “mio uomo”. Lo localizzo quasi subito: è semisdraiato su una poltroncina con una bionda che gli si strofina addosso in un modo indecente. Gli passo accanto mimando le mosse della bionda e facendo delle facce buffe, con Silvia che ride a crepapelle e, proprio in quel momento, lui si volta dalla mia parte e mi guarda. Vorrei morire! Mi ha vista! Adesso lo dirà alla sua ragazza e chissà cosa penseranno di me! Afferro mia cugina per un braccio e mi dirigo verso i nostri amici, che stanno facendo un baccano terribile al bancone del bar. Mentre Silvia racconta a tutti la mia disavventura, sento una leggera tirata di capelli…mi volto…MIO DIO!!! E’ LUI!!!! Un paio di occhi nerissimi mi fissano e, sulle sue labbra, spunta un sorriso divertito!
Il mio primo pensiero è che mi voglia rimproverare per la presa in giro alla sua ragazza, ma qualcosa non quadra! Se mi deve fare una ramanzina, perché sorride in quel modo?
Io, rossa come un pomodoro, comincio a recitare frasi senza significato “scusami…non avevo…non volevo…la tua ragazza……” “io non ho ragazze” mi risponde “mi sono molto divertito a vedere la caricatura che facevi di Sonia. In effetti è una donna leggermente invadente, dice di essere innamorata di me da qualche settimana e sta cercando in tutti i modi di farmi capitolare ma, lei lo sa benissimo, non è il mio tipo. Quindi sono venuto a ringraziarti, perché con la tua presa in giro, ha capito che si stava rendendo ridicola ed è tornata delusa dalle sue amiche. Io mi chiamo Angelo, e tu?” L'unica cosa che ho capito è che “quella” non è la sua ragazza. Non so perché sia venuto da me, non capisco se è rimasto colpito dalla mia goffaggine, però è bellissimo, per cui rispondo volentieri alle sue domande. Dopo qualche minuto, mi accorgo che, al bancone del bar, siamo rimasti solo noi: i miei amici si sono dileguati. Mi sembra un sogno essere con un tipo così affascinante, capisco che sto facendo la figura da imbranata, non parlo quasi e lo fisso rapita. Sicuramente il mio viso è molto eloquente, per cui si sente autorizzato a chiedere il numero di telefono e manifesta la sua intenzione di rivedermi."

Estratto: "Facemmo l'amore una notte di maggio", Domenico Andrea Schiuma.

Titolo: Facemmo l'amore una notte di maggio
Autore: Domenico Andrea Schiuma
Link d'acquisto: Amazon , Bookrepublic


"Pazzo! Quel Lorenzo doveva essere veramente un pazzo, se aveva deciso, senza una valida ragione, di lasciare una ragazza bella come Natalia-davvero continuava a pensare che Natalia fosse bella?-. Questa era l'idea complessiva che il signor Nicola Mastrogiovanni si era fatto di quella faccenda. Gli montava una collera incredibile in testa, che gli veniva da dentro, dalle viscere. Sentiva un forte bruciore allo stomaco e all'esofago, come se avesse ingurgitato di botto una quantità non indifferente di alcool. Sentiva caldo, ma si rendeva conto che l'aria, fuori, era alquanto fresca. Era sudato. Sudato sulla fronte, sudato sul collo, sudato sotto le ascelle, tutto sudato. Non aveva compiuto alcuno sforzo fisico. Il sudore gli veniva tutto quanto da dentro, per la rabbia, per l'agitazione. Entrò nell'albergo. Fortunatamente a quell'ora-in realtà non era poi così tardi-il signor Spadone non si trovava alla sua scrivania. La chiave, il signor Nicola Mastrogiovanni, se l'era portata appresso. Salì rapidamente le scale e giunse alla sua camera. Nel frattempo continuava a sudare e ad adirarsi contro Lorenzo. Infilò la chiave nella serratura e aprì la porta. Entrò in camera. Probabilmente aveva fatto più rumore delle altre volte, ma non era dell'umore adatto per pensare al fatto che avrebbe potuto svegliare qualche eventuale ospite nelle camere accanto. Entrando, si buttò di pancia sul letto, che cigolò. Anche quello, avrebbe potuto disturbare, ma Nicola Mastrogiovanni continuava a non porsi il problema. Rimase così per qualche minuto, con il naso sul cuscino. Continuava a sudare e, soprattutto, a pensare. Poi si girò e dopo poco si alzò. Si moriva di caldo in quella camera, forse era il caso che aprisse la finestra. Dopo averla aperta, andò a sedersi sul letto. Prese un pacco di fazzoletti che aveva lasciato sul comodino. Ne estrasse un foglio di carta. Cominciò in quel modo ad asciugarsi il sudore. Prima la fronte, poi dietro le orecchie, poi il collo e le spalle. Così, a mente più lucida, ragionava. Lorenzo doveva essere un pazzo. Quello era poco ma sicuro. Federico era convinto che lui, in realtà, non avesse lasciato Natalia. Quest'ultima, invece, la pensava diversamente e, come lei, la pensava anche il signor Nicola Mastrogiovanni. Posto per buono, quindi, che Lorenzo non sarebbe tornato da Natalia, cosa significava, materialmente, questo? Che Natalia era libera. Chi, a quel punto, avrebbe potuto combinare qualcosa con lei? 
Prima di tutto, pensò Nicola, proprio Federico. In quei due giorni in cui li aveva osservati, a Nicola era parso che il rapporto tra Federico e Natalia fosse piuttosto ambiguo, specie da parte del primo. Forse lui nutriva un amore non ricambiato per la ragazza che, fino a pochi giorni prima, era impegnata. Con la scomparsa dalla scena di Lorenzo, Federico avrebbe potuto approfittarne. C'era qualcun altro, oltre Federico, a poter avanzare pretese di questo genere? Il signor Nicola Mastrogiovanni fu sorpreso dalla risposta che si diede. C'era lui, proprio lui."

Recensione 7: Rosso Angelo, Claudio Scherillo

"É come se dopo una vita intera passata a ignorarmi, Dio si fosse improvvisamente accorto della mia esistenza e avesse cercato di rimediare al suo stesso errore - quello di farmi venire al mondo - squarciandomi il torace in due e infilandomici a forza un’anima dentro; una coscienza, la stessa che non avevo mai avuto, che non avevo mai chiesto né cercato."

"Rosso Angelo" , opera di Claudio Scherillo, è un thriller psicologico ad alto tasso di suspence.
Qui potete leggere la sinossi, un estratto o acquistare l'ebook.

E' un Thriller, con la T maiuscola: uno di quei romanzi che bisogna seguire con attenzione dall'inizio alla fine, di cui non ci si può perdere neanche un pezzo per non lasciarsi indietro parte della storia.
Senza perdersi in inutili digressioni e dettagli irrilevanti e con uno stile semplice e diretto, l'autore ci immerge nella mente di Angelo, il protagonista, e attraverso le sue parole ci presenta un personaggio enigmatico; un giustiziere, più che assassino senza scrupoli, ora vittima del blocco del mostro, ma vanitoso quanto basta e fiero del suo agire, per quanto controverso possa essere.
La narrazione, non lineare, ci catapulta negli eventi seguendo due piani temporali: uno attuale, ambientato proprio nel 2015, ed uno passato, che ci presenta gli eventi in ordine sparso. Così l'autore ci svela pian piano dei piccoli dettagli sul protagonista e sulla sua storia e ci fornisce tutti gli strumenti per ricostruirla.
Particolare è la presenza dei colori; del Rosso, che si incontra in modo ricorrente durante tutta l'opera come una maledizione nei confronti del protagonista, contrapposto a quelli del Mostro dei Colori, l'assassino-artista che utilizza le membra delle sue giovani vittime come perverse e raccapriccianti opere d'arte. Ruolo centrale in quest'opera ce l'ha proprio l'arte, capace di rendere spettacolare anche la morte.
I colpi di scena si susseguono con un ritmo incredibile, conducendoci verso un finale che, come ogni thriller psicologico che si rispetti, risulta essere genialmente inatteso e paradossale.

Una lettura avvincente, caldamente consigliata agli amanti del thriller.
5 stelle su 5 :)