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domenica 19 aprile 2015

Recensione 4: Il traghettatore, Eugenio Nascimbeni


"Ciascuno di noi ha un destino, piaccia o no, e gli accadimenti che esso ha stabilito per noi sono scolpiti sulla roccia del tempo che abbiamo a disposizione; quello che ci è stato riservato."

Oggi recensisco per voi "Il traghettatore", di Eugenio Nascimbeni; un thriller d'impatto e grande originalità, che mi ha particolarmente sorpresa.

Qui potete acquistare l'ebook e leggere l'estratto dell'opera, e se volete potete seguire la pagina Facebook del romanzo.


Non banale: questa è sicuramente la descrizione più sintetica che si potrebbe fare di quest'opera.
L'autore, proprio come aveva già fatto ne L'angelo che portava la morte, fonda l'intera narrazione su una riflessione profonda, senza risposta: quanto è forte il nostro attaccamento alla vita? E soprattutto, a cosa saremmo disposti pur di vivere?
E' questa la domanda che deve porsi Alex Bardi, il protagonista dell'opera, quando all'improvviso si trova faccia a faccia col suo destino, incarnato nel misterioso traghettatore.

L'inizio dell'opera è ciò che più mi ha colpito. Come leggiamo anche nella sinossi, Alex e il traghettatore si ritrovano soli, sul traghetto Nomentana, senza più traccia degli altri passeggeri; è proprio il perché ciò accade che mi ha colpita, non permettendomi di concedermi una pausa nella lettura e, anzi, facendomi divorare il libro tutto d'un fiato. Ma, ovviamente, non vi svelo nulla.
La narrazione, ricca di similitudini e metafore che le conferiscono un palpabile realismo, non è mai prolissa o noiosa, nemmeno nelle lunghe descrizioni che ci mostrano l'agire dei personaggi o ci catapultano nell'azione. Il lettore resta col fiato sospeso in più di un momento, chiedendosi se ciò che stia accadendo sia reale o solo immaginario, e interrogandosi su cosa accadrà di lì a poco; solo alla fine del libro ogni dubbio sarà svelato; il finale, assieme alle risposte, ci fornisce anche nuovi spunti di riflessione su una di quelle domande che, forse, non vorremmo mai porci: se conoscessimo il nostro destino, e sapessimo che sarebbe pieno di dolori e sofferenza, vorremmo ancora affrontarlo oppure ci arrenderemmo alla morte?  
Particolare è il personaggio del traghettatore, un moderno Caronte, visto e immaginato come un giustiziere o un mostro che gode nel rubare la vita altrui, ma che, infondo, non è altro che una marionetta nelle mani del destino, un po' come, del resto, tutti noi.

5 stelle su 5 e vivi complimenti a Eugenio, che non smette di stupirmi :)

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