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lunedì 13 aprile 2015

I nuovi talenti: Clara Cerri

Oggi vi presento, anzi si presenta per noi, una scrittrice emergente: il suo nome è Clara Cerri ed ha edito con Lettere Animate il romanzo "Dodici posti dove non volevo andare", in vendita sui maggiori store online. Cliccando qui potete dare un'occhiata alla sua pagina su Amazon e leggere le recensioni al romanzo, oltre che acquistare l'ebook o leggerne un estratto.

La sinossi del romanzo, breve ma intensa, ci dà una panoramica del mondo che Clara ci descrive nella sua opera.

"Nel 1968 un giovane cantante americano, William Denver, dopo un fallimento clamoroso cerca rifugio nell'amicizia di un maestro di musica rinascimentale di Roma. Da qui parte una bizzarra saga famigliare in tredici racconti, dagli anni '50 ai giorni nostri, la storia di tre generazioni in lotta per affrontare le perdite e difendere una rete di affetti, cercando armi nella musica, nell'arte, nell'ironia, o nell'eros. Sono personaggi fragili e tenaci, voci dell'ombra interiore, dell'anima dolente del mondo, che continuano a parlare e a farci ridere anche dopo morti."

Ma adesso lasciamo la parola a lei e conosciamola meglio. 

Ciao Clara! Innanzitutto, parlaci un po’ di te: chi sei, cosa fai nella vita, da quanto tempo sei appassionata alla scrittura?

"Sono appassionata di scrittura da quando ho imparato a scrivere, ma solo negli ultimi tempi lo faccio a tempo pieno, o meglio, nel tempo che mi avanza dal fare la mamma. È faticoso, rende poco in termini economici ed espone a molti rifiuti e incomprensioni, però ha il pregio di far sentire viva una parte fondamentale di me."

Come ti è venuta l’ispirazione per la tua opera? 

"Da una storia vera degli anni '60, che mi ha ispirato il primo capitolo del libro. Mi sono in un certo senso immedesimata nella figura di William Denver, perché ero in un momento della mia vita in cui mi sentivo tutte le porte sbarrate davanti. Ma sentivo anche una forza contrastante, di resistenza, di consapevolezza della forza e della bellezza della vita. Questa parte mi veniva dal mio sangue, dalle mie radici. Dal coraggio con cui la mia famiglia aveva affrontato i suoi drammi, dal senso dell'umorismo di mio padre e di mia madre. Così la storia di William è diventata un pretesto per raccontare una saga famigliare, che si spinge fino a immaginare lontani parenti americani, più giovani di me, con la stessa capacità di resistenza ancora (quasi) intatta."   

Definiresti la tua opera più come un romanzo o come una raccolta di racconti?

"Un romanzo dovrebbe essere una storia unica, preferibilmente raccontata da un solo punto di vista. Una raccolta di racconti dovrebbe essere composta di storie compiute in se stesse, senza riferimenti ad altre. La mia opera non è né l'uno né l'altra: è una raccolta di episodi che il lettore può cucire assieme, se si vuole e se sa stare attento agli indizi sparsi. Non tutti hanno apprezzato questa sorta di struttura ibrida, ma c'è da dire che non è del tutto nuova (mi viene in mente Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino)."

La tua opera è un insieme di storie, e per questo risulta, forse, più difficile da scrivere rispetto a una canonica. Come te la sei cavata? 

"Ho tenuto una condotta mista: a tratti ho seguito uno schema, a tratti mi sono lasciata ispirare sul momento. Alcune storie le ho iniziate e le ho lasciate da parte, perché erano troppo difficili da raccontare. Altre sono state scritte a "moduli": non dall'inizio alla fine, ma in blocchi sparsi che si riavvicinavano progressivamente. Una di queste è il capitolo finale, "Tre giorni di tenebra", che mi ha impegnato moltissimo anche dal punto di vista emotivo. "

Lo hai scritto tutto d’un fiato oppure no? 

"Ho lavorato in modo costante per quasi un anno, ma spesso mi interrompevo per altri lavori a carattere editoriale."

Se vuoi, raccontaci qualche curiosità riguardo il tuo romanzo o il tuo percorso da autrice. 

"Il personaggio di Roy Cerri, il cugino americano, è nato in modo curioso. Mentre stavo elaborando la storia de "L'attraversamento della notte" sono rimasta colpita dal protagonista di un film d'avventure (che, tanto per cambiare, non ha avuto il successo che meritava) e in parte ho costruito il personaggio attorno a lui, ispirandomi a quella e ad altre sue interpretazioni. Ma non lo dico tanto in giro, perché è meglio che i miei lettori si immaginino Roy come preferiscono. Oggi quell'attore è diventato un po' più famoso, ogni tanto mi viene la tentazione di "irretire" le sue fan dicendo che mi sono ispirata a lui... ma poi mi faccio i fatti miei. Magari sbaglio."

Quando e come hai deciso di tentare la strada della pubblicazione?

"L'idea era quella fin dall'inizio. Ovviamente prima di tentare quella strada ho atteso, ho rielaborato più volte il testo, l'ho affidato in lettura a persone del cui giudizio mi fidavo."
Hai fatto molti tentativi prima di riuscire?

"Tantissimi. Ho provato prima con le case editrici grandi, poi quelle medie, poi quelle piccole. A quasi un anno dal primo invio ho ricevuto il contratto di Lettere Animate." 

Hai altri libri pubblicati oppure “nel cassetto”?

"Sto inviando agli editori un romanzo che ho scritto qualche tempo fa, prima dei "Dodici posti", d'impianto più tradizionale. Sto terminando un altro romanzo e dovrò decidere che farne. Per il resto, ho pubblicato diversi racconti in antologie, per esempio "Rock Whisperer" nell'antologia Lunapark di Lettere Animate, e "Neanche l'amore" nell'antologia I piccoli e i grandi, in vendita sul sito genitoricrescono.it. Ogni tanto scrivo racconti su Roma per il blog Cronache Urbane."

Come descriveresti il rapporto con la tua casa editrice?

"All'inizio pubblicare solo in digitale mi lasciava perplessa. Per molti italiani, anche colti, solo quello cartaceo è un libro "vero". La grande concorrenza fa emergere nel digitale soprattutto i romanzi di genere, il mio è un romanzo mainstream anche abbastanza anomalo, non proprio facile. La mia casa editrice ha una politica di marketing globale del marchio, più che del singolo autore, anche se non mancano le iniziative per farci conoscere meglio. Così non ho avuto un "lancio" tradizionale, ma mi sono sempre sentita sostenuta. A poco più di un anno di distanza dalla sua uscita il mio libro trova ancora nuovi lettori che apprezzano le mie storie, e questo è quello che volevo dalla pubblicazione. Presto sarà disponibile anche una versione in cartaceo, che mi permetterà di arrivare agli "irriducibili" del "libro reale". Se in futuro dovessi essere messa di fronte alla scelta di far uscire un ebook con Lettere Animate o con un altro editore simile, sceglierei comunque Lettere Animate."

Se dovessi dare un consiglio a uno scrittore esordiente che tenta la strada della pubblicazione, cosa gli diresti?

"Di accettare i consigli e le critiche costruttive, ma non scoraggiarsi mai. Bisogna saper insistere e credere in se stessi. Di non irrigidirsi sulle proprie scelte: non c'è nulla di scritto bene che non possa essere scritto anche meglio. Di non accettare MAI e ripeto MAI di pubblicare a pagamento."


Grazie a Clara per questa interessantissima intervista, e in bocca al lupo a lei per il futuro :)

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